martedì 27 settembre 2016

COME ELIMINARE DALLE RICERCHE DI GOOGLE UN ARGOMENTO SCOMODO?

Una delle richieste più comuni dei nostri clienti è quella di fare in modo che elementi indesiderati non siamo presenti nei risultati della prima pagina di Google (o delle pagine successive). 


reputazione online


I motivi per cui una azienda o un privato cittadino desideri vedere "scomparire" risultati negativi dalle ricerche di Google sono molteplici.

Vi faccio qualche esempio: 

COME TUTELARE LA REPUTAZIONE ONLINE DEI PRIVATI 

1) Mettiamo che anni fa abbia commesso un piccolo reato civile o penale magari anche molto tempo addietro, e di cui ho scontato la relativa pena, pagato la multa ecc., e desidero rifarmi una vita professionale senza che -  digitando il mio nome  - siano presenti risultati che danneggiano la mia integrità morale. Tutti sbagliamo e a tutti va concessa una seconda opportunità (attenzione, non lo affermo io ma è la legge che lo afferma). Purtroppo  Google si sta trasformando in una gogna mediatica del XXI secolo, e spesso i primi risultati su Google sono quelli che appaiono sulle testate generaliste (quotidiani online nazionali o locali o semplici blog), anche se commessi anni e anni addietro. 

2) Una testata giornalistica, un blog, ecc. parla di me e dice delle cose inesatte, incomplete o accadute molto tempo prima. Personalmente mi è capitato di seguire un caso di eventi accaduti 20 anni prima per un cliente che era stato totalmente assolto per fatti che non aveva mai commesso. Su testate nazionali l'articolo pubblicato circa 20 anni prima lo facevano apparire invece come  colpevole di un  reato mai commesso. Il problema è che quando vieni indagato, di solito i giornalisti pubblicano la notizia con il tuo nome. Se invece vieni assolto (cosa che accade anche mesi dopo) la notizia non interessa più al giornalista (si dice che non è notiziabile) e non viene più pubblicata. Su Google però compare la prima.  Questo non solo è un abuso ma si può configurare anche come diffamazione a mezzo stampa soprattutto se nell'articolo o nel titolo di parla di una persona che "ha commesso..." il reato, senza specificare che invece la stessa persona non è ancora passata in giudicato.

TUTELARE LA REPUTAZIONE DI AZIENDE, ENTI O ATTIVITÀ COMMERCIALI 

1) L'azienda rileva un commento negativo pubblicato su un social network o un blog da parte di un utente. Stranamente questa critica, che la danneggia pesantemente, compare nella prima pagina di Google digitando il nome dell'azienda.

2) A volte l'azienda o l'attività commerciale si accorge che i commenti lasciati da autori ignoti su social come Tripadvisor, blog, Twitter e altri, sono sicuramente scritti appositamente da concorrenti per danneggiarne l'immagine e risultano nelle prime pagine di Google cercando con il nome dell'azienda stessa.

3) Recentemente alcuni enti pubblici e privati di ricerca sono stati attaccati da gruppi di attivisti. Tipico ad esempio quello dei gruppi animalisti nei confronti dei laboratori in cui si fa ricerca medica che utilizzano correttamente e nei termini di legge sperimentazione animale. Anche in questo caso spesso questi gruppi (che fanno uso massiccio dei social e dei blog) cadono in alcuni illeciti quali la diffamazione o più semplicemente di contenuti e immagini non corrette e lesive dell'immagine dell'ente stesso.




Sono solo alcuni esempi che siamo abituati a risolvere quotidianamente.

Come ci si comporta? È possibile agire su più fronti: 

A) Chiedere la rimozione del contenuto a Google. Soprattutto se sono contenuti offensivi o illeciti. È sempre bene affidarsi a uno studio legale. La nostra esperienza ci ha dimostrato che se la richiesta arriva da uno studio legale viene presa più seriamente in considerazione. 

B) Chiedere la rimozione del contenuto direttamente alla testata. Per le testate giornalistiche la richiesta (questo è il nostro consiglio) andrebbe fatta ufficialmente da uno studio legale o da un avvocato direttamente allo studio legale della casa editrice. Di solito la risposta e l'eliminazione dai risultati di Google dell'articolo è molto rapida. L'articolo non scompare completamente, ma scompare dalle ricerche di Google (e dunque è come se non esistesse). 

C) Appellarsi al Garante alla Privacy

Un esmepio lo si legge alla pagina sulla limitazione di cronaca 
Quando non si ravvisa  nella notizia  rilevante interesse pubblico o  quando vi siano specifiche limitazioni di legge alla divulgazione di informazioni spesso connesse a determinati fatti di cronaca, il giornalista può comunque riferire di questi ultimi prediligendo soluzioni che tutelino la riservatezza degli interessati (ricorrendo ad esempio all'uso di iniziali, di nomi di fantasia e così via). Va tuttavia evidenziato come, in taluni casi, la semplice omissione delle generalità delle persone non basta di per sé ad escludere l'identificazione delle medesime: quest'ultima, infatti, può realizzarsi attraverso la combinazione di più informazioni concernenti la persona (l'età, la professione, il luogo di lavoro, l'indirizzo dell'abitazione, ecc.).

C) Contemporaneamente a quanto suggerito sopra è possibile procedere con la pubblicazione di contenuti interessanti che riguardano l'azienda o la persona che richiede la rimozione. Spesso infatti i contenuti negativi compaiono in prima posizione su Google perché l'azienda o la persona non hanno fatto nulla per gestire le proprie informazioni in rete. Consiglio di aprire un blog (aziendale o professionale), una pagina Facebook professionale, canali come twitter, youtube, linkedin ecc e iniziare a pubblicare. Il nostro ufficio stampa web  pubblicare con regolarità centinaia di articoli al giorno per migliorare la reputazione online delle aziende che seguiamo. Il difetto principale, infatti, è che le aziende e gli enti non hanno la capacità di comunicare con in nuovi media. Quello che facciamo è dunque fornire un supporto alla pubblicazione di contenuti utili per essere posizionati in prima pagina su Google. 

Per finire: una volta che un contenuto scomodo raggiunge la rete, in certi casi può essere molto difficile rimuoverlo (ma non impossibile) dalle ricerche di Google. Quello che è importante è passare da una situazione di passività a una di attività proattiva. Ovvero: se non sarete voi a parlate di voi stessi o della vostra attività, ci sarà sempre qualcuno che lo farà per voi, nel bene o nel male. 

Meglio se prendene in mano voi le redini della situazione pubblicando il meglio della vostra realtà, meglio se affidandovi a una agenzia di comunicazione digitale e a un ufficio legale capace di aiutarvi in tutte quelle che sono le tecniche di posizionamento organico o l'eliminazione dei contenuti che ledono la vostra immagine.


Claudio Pasqua
Chieriweb.it e Studio Legale
tel. 3934064107

giovedì 15 settembre 2016

IL DIRITTO ALL'OBLIO: COSA DICE LA LEGGE, COME DIFENDERSI


Inizia, con questo, una serie di articoli utili a comprendere l'ampiezza del fenomeno del cyberbullismo,  del cyberstalking e della diffamazione a mezzo internet. Tutti comportamenti i cui danni sono molto gravi e per il cui reato è prevista una pena descritta nel codice di procedura penale e un risarcimento.

È nota purtroppo a tutti la tragica storia della ragazza, Tiziana Cantone, che si è suicidata a causa di un video hard che ledeva la sua reputazione e che intendeva cancellare dagli archivi dei social network in cui era diffuso. L'esistenza del video, tra l'altro, veniva diffuso anche da alcune testate giornalistiche amplificando una notizia che poteva definirsi di semplice cronaca, facendola rimbalzare così di testata in testata con un vortice amplificativo con il solo effetti di danneggiare la vittima.



Non è un caso isolato.


In questi stessi giorni una minorenne vittima di una violenza in una discoteca del riminese, viene ripresa in un video e diffusa via chat da altre coetanee via WhatsApp.

Andrea Natali, 26 anni si tolse la vita impiccandosi nella sua camera da letto; dietro una storia di bullismo, di atroci scherzi sul luogo di lavoro, filmati, fotografati e postati sui social network che avevano fatto cadere Andrea in una depressione senza ritorno. 

All'estero i casi sono ovviamente ancora più numerosi. Ricordiamo quello forse più eclatante che ha commosso l'opinione pubblica. Amanda Todd, una ragazzina di appena 15 anni, canadese di Vancouver, mercoledì 10 ottobre 2012 si è suicidata mandando giù un flacone intero di candeggina. Da tre anni, per via di un cyberbullo, la sua vita era diventata un inferno.

Oltre alle singole responsabilità di chi ha indotto, istigato  al suicidio, un reato per cui è previsto dal codice penale italiano tramite l'articolo 580, la giurisprudenza ha da tempo affermato che «è riconosciuto un “diritto all'oblio”, cioè il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all'onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all'informazione.»

Per quando concerne invece il reato di diffamazione a mezzo internet, è il codice di procedura penale che permette applicare una pena prevista nonché un risarcimento.


COME PROCEDERE ALLA RICHIESTA DI RIMOZIONE DI CONTENUTI SENSIBILI 

1 RICERCA  
La prima cosa da fare è predisporre un elenco delle fonti ritenute diffamatorie. Si può effettuare la  ricerca attraverso un browser collegandosi a Google, e registrare o stampare tutti i risultati ritenuti lesivi  che compaiono nelle ricerche. C'è da dire che i risultati sono mutevoli nel tempo, e che dipende anche da come la notizia si diffonde e da chi la diffonde e dove viene diffusa. Potrebbe cioè aumentare nel tempo.

2 SELEZIONE 
Una volta analizzate le fonti, si dividono tra quelle ufficiali (testate giornalistiche registrate, fonti pubbliche, enti, ecc.) da quelle ufficiose (blog, siti personali, ecc.). Servirà per la fase successiva. 

4 UFFICIO LEGALE 
È a questo punto che interviene l'ufficio legale e che decide in che modo intervenire. 
Ogni testata, fonte, pubblicazione ha una diversa procedura, ma in genere se ci si rivolge a una testata giornalistica è sufficiente l'invio di una lettera documentata redatta da un legale in cui si chiede la rimozione della notizia, della foto o del video.

5. GOOGLE
Si può anche provare a ricorrere alla rimozione tramite apposito form di Google.
Diciamo subito che Google generalmente preferisce non intervenire direttamente e chiede di rivolgersi al gestore del dominio per la rimozione degli atti. Tuttavia nei casi più gravi si può ricorrere al giudice (punto 7)  

I casi sono di due tipi:

1) rimozione di contenuti che non rispettano le linee guida di Google;
2) rimozione di contenuti che non violano le linee guida di Google.

I contenuti che violano le linee guida di Google sono pagine o siti che rientrano nella sfera dello spam, dei link a pagamento o dei siti contenenti malware. In questo caso Google mette a disposizione diversi strumenti per poter effettuare una segnalazione ma di cui al momento non parleremo perché non riguardano i reati discussi finora. 

Per tutte le richieste di rimozione che non riguardano violazioni esplicite delle linee guida di Google rientranti nei casi sopra esiste invece la seguente pagina: https://support.google.com/websearch/troubleshooter/3111061?hl=it .


6. GARANTE DELLA PRIVACY 
Esistono doveri e responsabilità nell'utilizzo di dati sensibili personali. La persona che pubblica notizie personali di cittadini incorre in un illecito punibile con multe anche molto severe a seconda della gravità. La semplice e illecita diffusione di dati personali in rete è un reato previsto dal decreto legislativo n. 196 del 2003. Ricorre qualora si pubblichino in rete dati personali (o sensibili o giudiziari) senza espressa autorizzazione del soggetto interessato e fuori dei casi previsti dalla legge.  La pena prevista può arrivare fino a tre anni di reclusione.
Il sito del Garante della Privacy è il seguente www.garanteprivacy.it

7 GIUDICE 
Solo nel caso limite in cui nessuno dei passaggi precedenti abbia dato i suoi frutti ci si rivolge al giudice. La procedura è un po' più lunga e complessa delle precedenti. Ma una volta riconosciuto dal giudice il diritto all'oblio porta alla rimozione del contenuto o alla anonimizzazione.


Avremo modo, nei prossimi articoli, di entrare più nel dettaglio del diritto all'oblio e spiegando cosa è la diffamazione a mezzo internet e come ci si tutela. 




Claudio Pasqua
tel. 3934046107
claudio.pasqua@gmail.com
Soltec srl, Soluzioni Tecnologiche & Web Reputation