venerdì 17 aprile 2015

CLIMATE CHANGE: LA SFIDA AL GIORNALISMO

È una storia straordinariamente grande per il giornalismo, dice il direttore del Guardian Alan Rusbridger. È una tema diabolico da comunicare, secondo Andy Revkin di Dot Earth, il blog del New York Times, tra i più seguiti al mondo in tema di giornalismo, scienza e ambiente. Il mondo dei media si confronta in maniera sempre più stringente con i cambiamenti climatici, in cerca di un modo per spiegarlo, illustrarlo, raccontarlo attraverso le sue innumerevoli sfaccettature: la questione ambientale e le possibilità economiche, i rischi per la vita umana e per la salute, la gestione del territorio, il dissesto idrogeologico, gli ostacoli e le opportunità, i rischi e i difetti, le prospettive del giornalismo che deve cercare, trovare e inventare nuove forme e nuovi metodi di indagine e di narrazione.


È quello che accadrà a Perugia, nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo: cercheremo di capire come il giornalismo sta raccontando il tema del climate change, quale ruolo occupa questo tema nei discorsi di politici e di opinion leader in Italia e nel mondo, quali ostacoli incontrano le redazioni nel raccontare il clima che cambia, come gli esperti possono contribuire a trovare nuovi e più efficaci soluzioni per raccontare le interazioni tra il clima che cambia e i nostri sistemi socio-economici, la salute umana, la sicurezza, l’alimentazione, le opportunità e irischi.

Andremo alla scoperta di questi argomenti con James Painter, autorevole analista inglese delle pratiche giornalistiche (Reuters Institute for the Study of Journalism), Stefania De Francesco che per l’ANSA si occupa di questioni climatiche, Antonio Navarra scienziato e Presidente del CMCC, Carlo Carraro economista tra i maggiori esperti di politiche climatiche e di negoziati internazionali sul clima (IPCC, Università Ca’ Foscari Venezia, FEEM e CMCC).


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Perugia, Hotel Brufani - Sala Raffaello // 19 aprile 2015 – h. 16.00
Ingresso libero


Carlo Carraro – IPCC, WG3 - Mitigation of Climate Change
Stefania De Francesco – ANSA
Antonio Navarra – CMCC
James Painter – Reuters Institute for the Study of Journalism

giovedì 16 aprile 2015

SCIENZA E MEDIA AI TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE

"Se la scienza è il cuore della società della conoscenza, la comunicazione ne è il sangue."

"Scienza e media ai tempi della globalizzazione" di P. Greco e N. Pitrelli

Nella società della conoscenza, i rapporti tra scienza e società possono evolversi in due modi differenti:  
  • Rapporto di tipo autoritario: le decisioni in campo scientifico sono troppo complesse e devono essere prese da specialisti.    
  • Rapporto di tipo partecipativo: le decisioni devono essere prese in modo democratico e le nuove conoscenze devono andare a vantaggio dell'intera umanità.

 Nel 2° caso, bisognerà costruire una vera e propria cittadinanza scientifica. Che consenta alla società di effettuare scelte informate e di cogliere tutte le opportunità offerte dalle nuove conoscenze.

È il 1990. Il ministro dell'agricoltura britannico, John Gummer, si fa riprendere dalla BBC mentre mangia un beef-burger. Il governo vuole tranquillizzare i consumatori: il "morbo della mucca pazza" non può colpire l'uomo. Ma si sbagliano di grosso.

Questo è un classico esempio del modello di deficit tra scienza e pubblico: quest'ultimo è un contenitore omogeneo, passivo e ignorante; la scienza ha un ruolo privilegiato, perché parla in nome della verità; e la politica ha il dovere di diffondere quella verità, senza lasciare spazio alle incertezze.

Non è detto, però, che il coinvolgimento del pubblico sia il rimedio a tutti i mali. In molte attività di comunicazione pubblica della scienza, il modello unidirezionale resta quello più opportuno. Chi si occupa di comunicazione scientifica, deve capire quando utilizzare il modello di deficit, e quando quello del dialogo.

Ormai, i mass media non riescono più a proporsi come teatro del dibattito pubblico. Soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra scienza e società. Stanno tradendo la loro funzione nel dare forma alla cittadinanza scientifica. E non è a causa degli errori di grammatica o delle distorsioni dei concetti. No, il problema principale è che prevalgono quelle correnti in cui le notizie sono più intrattenimento che informazione.

Tutto ciò è ancora più vero in Italia. Infatti, in quasi tutti i paesi europei e occidentali, si può distinguere tra quotidiani d'élite e quotidiani di massa. In Italia la distinzione non si può fare. Quasi tutti i quotidiani hanno le caratteristiche di entrambi. Perciò, anche l'informazione scientifica è un'informazione mercificata.

Molti sono ottimisti per il futuro. Grazie al web, si sta affermando una "scienza democratica". Ciò finirà per rompere i monopoli dei media tradizionali. Ma è un processo in evoluzione, e potrebbe portare ad uno sbocco non previsto. Il fattore chiave è che, mentre il pubblico migra sui nuovi media, non lo sta facendo la pubblicità. E la crisi dei media classici non è risolta dai nuovi. Forse, il giornalista dovrà modificare il proprio ruolo: non più fornire notizie verificate e approfondite, ma aiutare i cittadini a trovare ciò che cercano.

Il rapporto tra scienza e media è più che mai aperto. Da una parte vediamo la domanda crescente d'informazione e di dibattito; e una maggiore presenza di professionisti della comunicazione scientifica. Dall'altra, i media sono sempre più incapaci di intercettare questa domanda. Il divario continuerà o il sistema assolverà al nuovo ruolo che gli viene chiesto?


P. Greco, N. Pitrelli
Scienza e media ai tempi della globalizzazione
Codice Edizioni
Torino, 2009, pagine: 208, prezzo: 16,00 Euro
ISBN: 978-88-7578-141-5

                                                                                     Benedetta Bianco

mercoledì 1 aprile 2015

PRESENTE E FUTURO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

a cura di Fabiana Luise 

Se chiediamo al nostro vicino se "fa la raccolta"  difficilmente penserà all'album dei calciatori o alle sorprese contenute nelle uova di cioccolato. 
Penserà immediatamente alla "differenziata", cioè all'atto quotidiano di gettare i propri rifiuti nell'apposito contenitore predisposto. La raccolta differenziata è diventata ormai una pratica diffusa e scontata in tutte le famiglie ed è addirittura indice del grado di civiltà di una società. Ma questa non riguarda solo gli oggetti con cui i cittadini vengono a contatto ogni giorno. Ce ne sono tanti altri di rifiuti, scarto delle attività industriali e commerciali. 

Ponendo purtroppo l'attenzione sul cittadino e le sue responsabilità civili verso la società, si distoglie lo sguardo dal sistema che i rifiuti li produce, li riceve, li trasporta, li ricicla, per trarne profitto. Un sistema ben regolato da meccanismi normativi complessi e articolati di cui gli italiani sono poco a conoscenza. Proprio di questo sistema si parla nel libro "La raccolta differenziata" edito da Ediesse nella collana I Fondamenti, lavoro scritto a quattro mani da Daniele Fortini e Nadia Ramazzini.

Un libro sulla raccolta differenziata potrebbe apparire curioso oggigiorno, dato che pare essere un tema noto a chiunque. E invece no. Gli autori, infatti, grazie alla loro decennale esperienza sul campo, offrono un quadro critico della situazione della attuale gestione del meccanismo della raccolta differenziata. 

Con linguaggio semplice e scorrevole, si analizza in maniera approfondita il problema dello smaltimento dei rifiuti, demistificando credenze perpetuate nel tempo nella popolazione e smascherando errori che si sono propagati negli anni e che hanno spesso portato il nostro Paese ad affrontare, impreparato, situazioni di emergenza, come accaduto a Napoli nel 2007. 

Il libro sottolinea come la raccolta differenziata sia solo una parte del ciclo integrato dei rifiuti, la cui corretta gestione è fondamentale per evitare che essi diventino un problema irrisolvibile e le conseguenze negative per la salute e l'ambiente in futuro. 

Questa conclusione, che può sembrare scontata, viene presentata non in maniera ideologica, ma supportata da fatti e cifre concreti. Ogni affermazione è completata da esempi reali e paragoni puntuali: le disparità vengono analizzate non soltanto a livello nazionale, ma europeo e mondiale. I punti chiave, riproposti più volte nei quattro capitoli del libro in maniera apparentemente ridondante, vengono in realtà di volta in volta arricchiti fornendo evidenze differenti e riassunti nei box di sintesi alla fine di ogni capitolo. 

Analogo spazio viene dato a proposte concrete di cambiamento, che devono necessariamente riguardare non soltanto il modo in cui la raccolta differenziata viene effettuata da ognuno di noi, ma ancora di più calandola in un contesto politico e industriale di trattamento, valorizzazione e smaltimento dei rifiuti, al fine di ottenere l'effettivo recupero di materia e il benessere del pianeta. 


"La raccolta differenziata dei rifiuti urbani è parte, dunque, di un ciclo industriale ed economico che non nasce nelle nostre case, ma molto prima.
Nasce dalle scelte dell'apparato produttivo, dal suo interesse a suscitare e soddisfare consumi, dal suo modo di concepire il confezionamento e l'imballaggio delle merci, di organizzare la distribuzione capillare, di trarre economie e vantaggi dal circuito del riuso, del riciclo e del recupero. Quello che chiamiamo 'ciclo integrato dei rifiuti' è l'insieme delle politiche e delle strategie che adottiamo dal momento in cui si entra in contatto con il rifiuto. Da casa, come dal luogo di studio o di lavoro, nel momento in cui si genera il rifiuto si attiva il 'ciclo integrato' cioè il meccanismo, regolato da norme europee recepite dalla legislazione nazionale, utile a qualificare come 'risorsa' ciò che, nel momento in cui si abbandona, non lo è". 

Questa definizione racchiude, in sostanza, il messaggio del libro. Il saggio parte da una particolare descrizione dei cenni storici e ideologici relativi alla raccolta differenziata. Infatti "la storia dei rifiuti è la storia della vicenda dell'umanità intera" e già nell'antica Atene, come adesso, i rifiuti più problematici erano gli imballaggi, cioè anfore e brocche. Gli stessi che, nell'antica Roma, venivano rotti dagli schiavi per ridurne il volume da occupare al Testaccio, la più antica discarica della capitale.

Il primo capitolo procede ad analizzare le normative di riferimento, in Europa e in Italia, realizzate per promuovere lo sviluppo di uno schema gerarchico di gestione del rifiuto, che mira alla riduzione del rifiuto alla fonte e al recupero di materia ed energia tramite il riciclaggio. In questo schema la raccolta differenziata è solo uno degli obiettivi che gli Stati membri dell'Unione Europea devono perseguire per facilitare le operazioni di riciclaggio. 

Quanto sappiamo davvero dei rifiuti? Che fine fanno? Sempre il primo capitolo esamina attentamente le principali tipologie di rifiuti prodotti dalla raccolta differenziata. Senza mancare di mettere in luce aspetti controversi. E' il caso degli imballaggi, che costituiscono oltre il 20% dei rifiuti urbani prodotti nel nostro Paese. Infatti, a differenza di Paesi come la Germania, in cui i produttori di imballaggi sono costretti a pagare un corrispettivo per aiutare verso la raccolta differenziata, in Italia questo meccanismo stenta a decollare. 

A rimetterci sono le tasche degli italiani, costrette a pagare non solo il bene, ma anche l'involucro che lo contiene, attraverso le tasse. Ancora, l'Italia è al primo posto per il consumo di acqua in bottiglie, seppure quinta per la qualità dell'acqua del rubinetto. Di tutta quella plastica accumulata, solo il 45% può essere reimpiegata tramite metodiche laboriose e costose. Illusoria inoltre la credenza secondo cui il trattamento meccanico biologico sia la soluzione definitiva per il ciclo di riciclaggio dei rifiuti indifferenziati: la metodica è infatti dispendiosa, e il compost che si ottiene non è quasi mai utilizzabile. 

L' obiettivo "zero waste" -rifiuti zero- iniziato in America, ha assunto, in Europa e Italia, un significato differente da quello originario. Rifiuti zero, infatti, non vuol dire evitare di conferire i rifiuti in discarica e preferire o meno a questa l'inceneritore. Rifiuti zero può diventare una realtà soltanto con l'impegno e la partecipazione attiva da parte di tutta la popolazione a mettere in atto misure di prevenzione. 
"Per perseguire veramente la finalità della riduzione ed eliminazione dell'idea stessa di 'rifiuti', abbiamo bisogno di conoscere la verità di tutti i fenomeni, le problematiche, le connessioni e quant'altro interseca l'autentica fisiologia delle materie che scartiamo, rifiutiamo o gettiamo via. Per compiere questa 'analisi olistica' abbiamo bisogno di una lente critica laica, che ci mostri la reale verità dell'insieme e che non possa deformare l'immagine per confortarci la coscienza". 
Non basta dire di fare la raccolta o limitarsi a ad accettare l'inceneritore per risolvere il problema delle discariche. "L'ipocrisia, insomma, non risolve i problemi". Proprio per fare chiarezza, nel secondo capitolo si analizzano, tra l'altro, in dettaglio, i fattori che vanno presi in considerazione nella pianificazione di un determinato tipo di raccolta differenziata in un Comune rispetto ad un altro. 

La realtà di un piccolo comune come Treviso, infatti, non può essere paragonata alle grandi città. Pertanto, un sistema 'porta-a-porta' può funzionare solo in determinate realtà virtuose e facili da controllare, ma risulta ingestibile nelle città con livelli demografici e flussi di popolazione molto più elevati. Questi fattori sono fondamentali per la ricerca del livello ottimale tra sostenibilità economica e sostenibilità ambientale. In Italia, invece, le società responsabili, hanno agito, nel tempo, solo a difendere gli interessi personali e non quelli pubblici, incapaci di usare adeguatamente i soldi dei cittadini per gestire i rifiuti in maniera corretta. 

Le uniche lobbbies cresciute in Italia sono quelle legate all'ambiente della criminalità. Complici della situazione di emergenza che città come Napoli e Roma si sono trovate a dover fronteggiare di recente, dove la pianificazione si è orientata a indurre il sistema della raccolta differenziata in maniera ossessiva senza, però, fornire sistemi di sostegno opportuni, e causando, di conseguenza, squilibri impressionanti. 

Questi i casi analizzati in dettaglio nel capitolo finale, di cui si presentano le attuali lacune e si avanzano proposte di soluzione. Si accenna inoltre, l'importanza della corretta informazione e l'urgenza di incentivare la ricerca verso l'individuazione di quelle metodiche che consentano di progettare i beni in vista del loro fine ultimo prima ancora della loro messa in commercio. In sostanza, il libro si rivolge ad ognuno di noi, ad ogni cittadino a qualunque livello della scala sociale. 

Perché:
"...occuparci dei 'nostri' rifiuti ci obbliga ad allargare gli orizzonti dei dubbi e della ricerca, delle consapevolezze e delle responsabilità. Ci obbliga, cioè, a interrogarci per progredire verso una 'cultura differente', che esamina le moderne contraddizioni dello sviluppo e si fa capace di progettare un futuro differente, per sé e per le generazioni che verranno".

Autori: Daniele Fortini - Nadia Ramazzini 
Casa editrice Ediesse
Pubblicato nel: Gennaio 2015
Pagine: 350 
ISBN: 978-88-230-1935-5

Fabiana Luise 
Dopo una Laurea in Scienze e Tecnologie Genetiche all'Università del Sannio
è PhD student presso l'University of Manchester (UK) in Stem Cell Biology. 
I suoi interessi scientifici riguardano: 
Biologia Molecolare e Cellulare, Genetica e Biotecnologie.




lunedì 16 marzo 2015

HAMSTERISATION: LA RUOTA DEL CRICETO

La corsa alla notizia priva di contenuti nell'era digitale

Internet ha avuto un impatto forte sul mondo del giornalismo. Prima della nascita del Www, i giornalisti avevano la loro sede presso le agenzie di stampa, i giornali, la radio, la televisione. Ma la comparsa di forme di comunicazione quali social network e blog ha dato nuovo potere ai giornalisti di utilizzare tali strumenti digitali per ricevere e pubblicare notizie, lanciare  opinioni, articolare.
In una parola, informare.

Ma anche disinformare. Perché questo?





LA RUOTA DEL CRICETO 

Trasmettere informazioni sempre più attuali e nel più breve tempo possibile è sempre stato un bisogno impellente nell'industria dell'informazione. E Internet ha dato una marcia in più. L'idea del giornalista che va per strada a caccia di notizie o che siede lunghe ore alla sua scrivania per elaborare il pezzo è soppiantata dalla figura del giornalista "multitasking", che usa più canali e più mezzi per confezionare le notizie in modi differenti.

Il problema, però, è che velocità di trasmissione e molteplicità di mezzi a disposizione non sempre vanno in sintonia. 
Il rischio è che la frenesia di "arrivare primi" nell'eterna ricerca di informazioni sensazionali riduca il sapiente lavoro di documentazione e scrittura giornalistica a non più di una manciata di battiti di tastiera.

È quello che nel 2010, in un pezzo sul Columbia Journalism Review, Dean Starkman definisce La ruota del criceto.
La ruota del criceto - scrive Starkman - non è velocità. È moto in funzione del moto... volume senza pensiero. È gettare panico sulle notizie, mancanza di disciplina, incapacità a dire no.
In pratica, il rischio cui si sta andando incontro nel modo di dare informazione è scrivere di più e il più velocemente possibile senza curare la qualità dell'informazione.

La Federal Communication Commission americana in un report del 2011 sostiene che  il ridimensionamento delle sale di redazione e il potere del digitale fa sì che la pressione avvertita dal giornalista  a ricercare affannosamente  notizie  e aggiornamenti lo porti a fronteggiare le scadenze continue mediante un continuo  twittare e  linkare notizie prima ancora di scrivere propriamente.

Ecco che l'immagine della  inarrestabile "corsa alla notizia"' riproduce quella nota della ruota del criceto.




IL PROBLEMA DELLA QUALITÀ DELL'INFORMAZIONE

Demonizzare i media digitali allora? Ovviamente no. La diversificazione, la ricchezza, i vantaggi offerti dai nuovi media digitali ne fanno delle risorse  troppo preziose e affascinanti per poterle archiviare. In più, il trend è talmente in forte crescita, che una qualunque redazione di televisione o di rivista che non fa uso di questi mezzi rischia di perdere contro le redazioni concorrenti. Nonché l'opportunità di farsi conoscere dal  pubblico, che è parte attiva del flusso di informazioni che si produce tramite i nuovi mezzi di comunicazione digitale.

La risposta è, dunque, nell'uso sapiente dei nuovi strumenti digitali. Utilizzarli cioè senza mai dimenticare il diritto del pubblico ad essere informato correttamente e non "bombardato" di informazioni prive di contenuto e credibilità. In altre parole, la chiave è nella qualità.



lunedì 9 marzo 2015

IL LINGUAGGIO DEI MEDIA: L'EFFETTO STREISAND

Cercare di censurare un articolo o una foto sul web è come cercare di stringere un pugno di sabbia: più stringi e più sfugge via. Vediamo perché.



Un esempio di censura con effetto boomerang la ritroviamo in un episodio che ha fatto storia nel mondo scientifico la lettera di diffida tempo fa inviata dalla multinazionale Boiron al provider del sito web Blogzero gestito dal blogger Samuele Riva.

L'autore del blog aveva infatti pubblicato una serie di post fortemente critici contro l'omeopatia. In essi il signor Riva accusava la Boiron, prima in un video e poi in post successivi,  di vendere acqua e zucchero a prezzi altissimi sottoforma di rimedio Oscillococcinum (su questo argomento  ha scritto anche Dario Bressanini ne "Lo  zucchero più costosto al mondo").

In risposta, l'azienda inviò una lettera di diffida in cui si intimava  al provider del blog di rimuovere gli articoli contenenti, a detta loro, notizie diffamatorie nei riguardi dell'azienda, e di chiudere il blog immediatamente pena l'avvio di azioni legali a tutela dei loro diritti.

Per tutta risposta, la lettera scatenò l'effetto contrario. Infatti Riva, informato dal provider, scrisse un apposito post in cui, pur acconsentendo a rimuovere il nome dell'azienda dai posts precedenti, pubblicava la lettera di diffida e ribadiva la totale assenza di principio attivo antinfluenzale nel rimedio omeopatico. Sottolineava inoltre che l'azienda aveva evidentemente riserve a spiegare cosa era realmente contenuto nel rimedio da loro venduto ad altissimo prezzo. Per effetto della viralità della rete, la notizia fece largo scalpore, scatenando centinaia di commenti sul blog. La notizia della diffida e le polemiche che ne derivarono non solo si diffuse in tantissimi blog italiani, ma varcò anche i confini territoriali, essendo pubblicata su blog e riviste on line europee e statunitensi (qui un elenco).

Si era creato cioè il cosiddetto EFFETTO STREISAND.

COS'È L'EFFETTO STREISAND?

Nel 2003 il blogger e imprenditore statunitense Mike Masnik conia questo termine per indicare il fenomeno mediatico per cui tentativi di censurare o  occultare una informazione ottengono il suo contrario, creando invece una diffusione esponenziale. Ciò si verifica per effetto della cosiddetta viralita' della rete, cioé la caratteristica di Internet di  creare una sorta di tam tam tra blogs e social media per cui il contenuto di un messaggio viene amplificato.


Barbra Streisand
Streisand è proprio in riferimento alla nota cantante Barbra Streisand che, nel 2003, fece un tentativo di azione legale contro il sito web Pictopia, accusandolo di aver pubblicato le foto della sua villa a Malibu.

Per tutta risposta, il fotografo Adelman autore del blog si difese, spiegando che le sue intenzioni erano quelle di attirare l'attenzione sull'erosione costiera della regione.

Insomma, in pochi giorni le immagini della villa incriminata  ottennero un successo strepitoso.


Morale: usare le maniere forti non è mai una soluzione positiva. 

Le conseguenze  di tale comportamento possono risultare devastanti nel caso delle aziende, tanto più se legate alla produzione di farmaci o operanti nel settore ricerca e sviluppo. 

Nel mondo aperto e interattivo della comunicazione digitale, e' importante che le aziende  seguano un vero e proprio codice deontologico, se si vuole evitare la minaccia di una  diffusione  capillare e incontrollabile con effetti disastrosi sulla propria reputazione e, quindi, incassi.

Cosa si può fare? Per fortuna delle indicazioni ci sono. Un aiuto ci viene dall'Air Force posting response assessment.


AIR FORCE WEB POSTING RESPONSE ASSESMENT 

Nel 2011 l'Air Force statunitense ha pubblicato un diagramma contente i percorsi da seguire da parte di un'azienda quando viene alla scoperta di siti blog che hanno pubblicato informazioni relative alla loro attività commerciale o di ricerca. In pratica un galateo di come e quando rispondere ad opinioni pubblicate online. 



Si tratta di un modello che dovrebbe essee il modello di riferimento della comunicazione online.
Per approfondire andare qui.



giovedì 5 marzo 2015

QUATTRO ATTACCHI NELLO STILE GIORNALISTICO


La notizia c'è, la scaletta pure. Ma davanti al foglio bianco di word le parole non vengono giù. 

Iniziare è la parte più difficile quando si scrive un articolo. Il lead deve sempre contenere le risposte alle 5 W. Una volta esaurite le informazioni essenziali nell'attacco, la notizia viene poi dettagliata nei paragrafi successivi. È la cosiddetta tecnica della piramide rovesciata.

Readin' about Syd's death
Ci sono però delle forme alternative. In linea di massima i tipi di attacco sono quattro.


ENUNCIAZIONE. La più semplice ma anche la più distaccata.

"Ricercatori statunitensi dell'Howard Hughes Medical Institute hanno sviluppato una proteina fluorescente che illumina di rosso le cellule nervose quando sono in attività. La metodica è stata applicata  con successo su topi, larve di pesce zebrafish e moscerini della frutta per l'analisi di comportamenti semplici. In futuro, la  proteina che tinge il cervello di 'rosso passione' potrebbe essere impiegata per studiare i circuiti nervosi responsabili di comportamenti complessi, come quelli alla base del corteggiamento e delle interazioni sociali. La proteina è stata denominata CaMPARI "


SITUAZIONE. È la più diretta, perché mette in risalto gli effetti dell'informazione.

"Scoperta CaMPARI  la proteina che in futuro permetterà di studiare i meccanismi di funzionamento del cervello alla base dell'amore e delle relazioni sociali. La tecnica è stata messa a punto da ricercatori statunitensi dell'Howard Hughes Medical Institute che hanno sviluppato una proteina fluorescente che illumina di rosso le cellule nervose quando sono in attività. La metodica ha funzionato in topi, larve di pesce zebrafish e moscerini della frutta per l'analisi di comportamenti semplici"-


DICHIARAZIONE: utile per acquistare credibilità ma anche per 'rompere il ghiaccio' quando siamo a corto di idee per iniziare.

''La cosa più utile di questa tecnologia  è che l'organismo da studiare non deve essere sotto il microscopio- spiega il ricercatore Loren Looger, capo del gruppo di ricerca della Howard Hughes Medical Institute che ha sviluppato una proteina fluorescente che illumina di rosso le cellule nervose quando sono in attività. La metodica è stata applicata  con successo su topi, larve di pesce zebrafish e moscerini della frutta. In futuro, la  proteina che tinge il cervello di 'rosso passione' potrebbe essere impiegata per studiare i circuiti nervosi responsabili di comportamenti complessi, come quelli alla base del corteggiamento e delle interazioni sociali. 


INTERROGAZIONE. Poni una domanda e datti una risposta. 


"Potremo conoscere cosa accade nel nostro cervello quando ci innamoriamo? Sembra di si stando all'ultima ricerca del gruppo di Loren Looger all' Howard Hughes Medical Institute. Il gruppo ha sviluppato una proteina fluorescente, CaMPARI, che illumina di rosso le cellule nervose quando sono in attività. La metodica per ora ha funzionato in topi, larve di pesce zebrafish e moscerini della frutta per l'analisi dei comportamenti semplici."




giovedì 26 febbraio 2015

L'ARTICOLO DI GIORNALE: SCRIVERE CON EFFICACIA

Immediatezza, oggettività, credibilità. Queste tre parole racchiudono quelle che dovrebbero accompagnare la scrittura giornalistica. 

Miss A Writes a Song


Sia che si tratti di cronaca, costume o scienza, i lettori sono i destinatari dell’informazione, che deve perciò necessariamente essere accessibile a tutti. 
Un articolo è dunque efficace e raggiunge un pubblico vasto ed eterogeneo se interessante (in gergo si dice anche che la notizia è "notiziabile"), scritto con un linguaggio diretto, immediato e di semplice comprensione. Se infine è capace di suscitare emozioni nel lettore tenendolo ‘incollato’ al pezzo fin dalle sue prime battute.

LA NOTIZIABILITÀ

Come si crea un articolo? Innanzitutto assicuratevi di disporre di una notizia valida da raccontare. 
Partite sempre da fonti quanto più possibile attendibili e accurate (il discorso sulle fonti lo tremeremo in un prossimo articolo).
Il primo passo è valutare dunque la notiziabilità del fatto. Un evento fa notizia se possiede alcuni "valori" che rendono la notizia interessante. Semplificando, ciò si ottiene se la notizia è recente, originale o produce effetti importanti per la collettività. In altri termini se è vicino al pubblico per quanto riguarda tempo, spazio, emotività, interessi. 

A questo punto ci si deve chiedere di cosa si vuole veramente parlare e stabilire ciò che si vuol mettere in luce. Questo aiuta nel corso della stesura a non perdere di vista il nucleo centrale dell’informazione, il messaggio principale attorno cui costruire la descrizione. 

Una volta chiarito ‘cosa’ dire si passa al ‘come’. Sebbene ci siano inevitabili differenze in base al contenuto e al settore, ci sono delle regole ben precise di scrittura che bisogna tenere a mente. Regola numero uno è evitare la prima persona: protagonisti dell’informazione sono gli eventi, i personaggi ed è di loro che si parla, a meno che lo scrivente non sia stato testimone dell’accaduto. Allo stesso modo ci si deve astenere dal dare opinioni, giudizi personali, enfatizzare o mistificare la realtà. 

Al giornalista spetta il compito esclusivo di raccontare e informare correttamente il pubblico sul fatto in questione. Particolare attenzione va rivolta al linguaggio che deve essere semplice e chiaro. Si devono evitare parole complicate, frasi troppo lunghe o ridondanti. 

LA PUNTEGGIATURA

La punteggiatura è fondamentale perché serve a dare ritmo alla descrizione. Così come suddividere l’elaborato in capoversi, che servono a dare una pausa per poter separare concetti diversi o aggiungere dettagli alla descrizione.

LA REGOLA DELLE 5W

Nello scrivere dimenticare la regola delle 5W (WHO? -Chi?-; WHAT?-Che cosa?; WHEN?-Quando?;WHERE?-Dove?; WHY?-Perché?-), che risponde alle domande di chi legge.
Fornire questi elementi rende la notizia completa, impedendoci di omettere informazioni utili per il lettore.

Un esempio di uso delle 5W è riportato passo riportato nel passaggio seguente. 

“Fino al 26 aprile 1986, quando uno dei reattori dell’impianto nucleare di Chernobyl esplose diffondendo l’equivalente del fallout di 400 bombe di Hiroshima sull’intero emisfero settentrionale, gli scienziati non sapevano quasi nulla sugli effetti delle radiazioni sulla vegetazione e sugli animali selvatici. La catastrofe creò un laboratorio vivente…” (S. Featherstone, mensile Le Scienze Febbraio 2015)