mercoledì 23 marzo 2011

Domande e Non-Risposte nella comunicazione scientifica interattiva


Avete mai notato come nella comunicazione scientifica interattiva accade che alle domande più semplici da parte del pubblico corrispondano spesso le risposte più complesse da parte dell’esperto?

O meglio: più la domanda appare semplice agli occhi di chi la pone (ma alle orecchie dello specialista risulta nel migliore dei casi un po’ naif), più la risposta tende ad essere una sorta di non-risposta, trasformandosi piuttosto in un vagone più o meno compresso di argomentazioni che hanno nel loro insieme la funzione, più che di soddisfare in modo puntuale una domanda spesso mal posta, quella di fornire all’interlocutore metodi e strumenti di ragionamento ed interpretazione fondamentali per consentirgli non soltanto di rispondere da solo al quesito posto, ma soprattutto per aiutarlo a “convincersi” che quella fornita sia proprio la risposta corretta.

Ma perché il lettore dovrebbe perdere il suo tempo e dissipare le sue reticenze per lasciarsi convincere di qualcosa?
Perché dovrebbe lasciarsi guidare per mano in un percorso lungo righe, spesso pagine, quando basta in molti casi cliccare sulrisultato successivo di un motore di ricerca per trovare qualcun altro che strilla a gran voce una risposta netta e decisa, ma non per questo più veritiera?

Mi sono trovato a rispondere più volte alla stessa persona, fra l’altro in possesso di qualche rudimento di chimica, a domande apparentemente del tutto diverse relative alla rimozione di certe macchie, alla diluizione di certi pigmenti o all’estrazione di taluni aromi… finché ho capito che se io come comunicatore e lui come interlocutore avessimo dedicato qualche minuto in più
per comprendere il concetto di affinità fra sostanze con polarità analoga, al riproporsi dell’ennesimo quesito analogo forse sarebbe riuscito a trovare autonomamente la risposta corretta. E soprattutto una risposta “ragionata”, non un semplice dato di fatto, aneddotico e un po’ mnemonico come sono molte delle risposte secche fornite da certe modalità di divulgazione scientifica… scusate l’espressione un po’ “usa-e-getta”.

Sono così arrivato alla conclusione che una buona e soprattutto responsabile divulgazione scientifica debba avere in sé stessa delle finalità almeno in parte formative.

Su questo argomento e sulle sue implicazioni anche “lato colleghi” Chimicare.org – la chimica per i non chimici - ha pubblicato un gruppo di articoli fra loro strettamente interconnessi. A chi volesse approfondire la lettura consiglio in particolare di iniziare con il primo di essi, che si apre proprio con l’incipit di questo intervento: “domande e non-risposte nella divulgazione di base in chimica”.

Nessun commento:

Posta un commento