lunedì 14 marzo 2011

LA SCIENZA A DUE VELOCITA': CAMBIARE LE REGOLE DELLA DIVULGAZIONE E' OBBLIGATORIO










“Faster”: ritmi frenetici, evoluzioni sempre a velocità sostenuta, quello che oggi è nuovo domani potrebbe essere già vecchio. La rincorsa contro il tempo nell’ottenere, capire, dimostrare, pubblicare, cambiare, organizzare è parte del nostro tempo.

Ma chi è al centro di questa corsa frenetica al “miglioramento”?

La scienza naturalmente, perché senza ricerca non c’è progresso, non c’è sviluppo.
Il Sapere scientifico ha permesso di allargare gli orizzonti e ci ha portato ad essere il mondo moderno che ragiona in wireless, dove la medicina ci allunga le prospettive di vita, dove le risorse naturali vengono utilizzate per il benessere comune.

Ma se da un lato il Sapere scientifico ci ha permesso di modernizzare il mondo, la “Scienza” fatta di ricercatori, accademici, laboratori di ricerca sono ancora oggi legati a regole antiche e conservative.

Le pubblicazioni scientifiche devono essere prima riconosciute e autorizzate, e sicuramente le peer review sono necessarie per dare credibilità a una ricerca e ai suoi risultati, ma sono solo considerazioni e dialogo fra specialisti del settore. La divulgazione della scienza diventa così un modo per dialogare fra pari, per ottenere un finanziamento, per elogiare un lavoro di ricerca.

Ma questo non è far Capire e Conoscere la scienza, divulgare il Sapere scientifico per migliorare il nostro mondo, far capire a tutti l’importanza che la scienza ha ogni giorno in ciò che facciamo.

Comunicare la scienza vuol dire trasferire informazioni chiare e certe al grande pubblico rendendolo partecipe del progresso che la scienza sta apportando, in modo che tutta la società possa prendere decisioni più consapevoli sul suo futuro.

E per fare questo è necessario che i canali di comunicazione della scienza escano dal loro sistema esclusivamente accademico e si confrontino con i nuovi modi di comunicare, abbracciando tutti gli interlocutori che intervengono nel nostro tempo: Politica, Ambiente, Design, Business, Tecnologia, Teoria e molto alto ancora.

Ed è questo che Adam Bly si promuove di fare su SEED magazine, di cui è CEO e fondatore (leggi l'intero articolo).

Un nuovo esperimento di comunicazione, perché “abbiamo un mondo da esplorare e molte storie da raccontare”.

Scrittori, fotografi, corrispondenti, recensori da tutte le parti del mondo pronti a raccontare i cambiamenti del nostro mondo dove tutti sono invitati a partecipare, portando le proprie esperienze e le proprie idee.
La cultura e l’innovazione costante della scienza è la naturale ispirazione di questo progetto, per reinventare il modo di comunicare e seguire una nuova via di Comunicazione scientifica.

Per leggere e conoscere tutti gli argomenti di SEED magazine il link è il seguente: www.seedmagazine.com

Il sito di Seed Media Group: http://seedmediagroup.com


1 commento:

  1. Condivido in pieno tanto la diagnosi quanto il rimedio proposto.

    La mia esperienza personale mi ha portato a concludere che, almeno nel caso italiano, buona parte dell'ostracismo all'affermarsi del tipo di divulgazione scientifica qui auspicata derivi proprio dal mondo accademico, a conferma di quanto hai tu stessa descritto. E non solo.

    Questo ostracismo si rivolge in alcuni casi non soltanto alla "modalità" di divulgazione, ma agli stessi soggetti che intendono, bontà loro, farsene carico.
    Ho visto ben pochi professori ordinari gioire per un libero professionista che sceglie di occuparsi, magari senza neppure un tornaconto economico, di divulgare la Scienza ai non addetti ai lavori, rischiando a parer loro di "banalizzare" la complessità di una disciplina che li ha visti impegnati in anni e anni di approfonditi studi specialistici.

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