lunedì 6 giugno 2011

Giornalisti o scrittori?

Può un giornalista essere scrittore o viceversa?

L’argomento, sempre di attualità nel giornalismo, raccontato da Ada Guglielmino, giornalista professionista freelance, direttore di TheDailyBit.

Cosa distingue un giornalista da uno scrittore?
Io direi la creatività e la fantasia. Non perché il giornalista debba esserne privo, ma perché lo scrittore inventa, il giornalista diffonde informazioni.
Il giornalista ha quindi il dovere di verificare ciò che sta scrivendo per rendere i contenuti disponibili per i lettori. In questo senso il giornalista ha una grande responsabilità in ciò che comunica.
Per esempio nel settore del giornalismo scientifico o tecnico, è meglio avvalersi dell’esperienza e della competenza di un esperto della materia che si sta trattando, per evitare di incorrere in errori e anche per avere la certezza di avere delle fonti autorevoli e certe.


E come bisogna scrivere?
Il giornalista deve scrivere bene, in modo chiaro, semplice e conciso, evitando la ricerca della frase a effetto, e fuggendo dalla tentazione del “bello scrivere” a tutti i costi.

A volte non si può: perché l’argomento non lo consente, perché il tempo è poco. Mentre il metodo conta sempre: si inizia definendo la struttura dell’articolo, che può avere un ordine cronologico o logico. Si analizza il materiale raccolto (appunti, interviste, dichiarazioni) e si imposta l’articolo.A questo punto avrò tutti gli elementi per costruire il mio pezzo: attacco, approfondimento, conclusione.


Lo scrittore narra e amplia il proprio racconto con molti particolari. Perché questo non è possibile per il giornalista?
Lo scopo principale dell’articolo è informare.

In un articolo si possono inserire dei particolari, purché siano funzionali a ciò che si deve comunicare. Lo scrittore può sbizzarrirsi nella scelta del registro linguistico, a un giornalista viene chiesto di scrivere per far comprendere una notizia.
Soprattutto quando si scrive per il web, è meglio evitare paragrafi troppo lunghi, spezzando e cercando di inserire un concetto in ogni paragrafo, senza dilungarsi troppo.
Il lettore deve capire che cosa sta leggendo, ci deve essere un filo logico. Frasi come “ma andiamo con ordine” andrebbero evitate, significa che fino a quel momento si è navigato a vista… E questo è ancora più importante quando si parla di scienza.

Come è strutturato un articolo?
Il titolo dovrebbe essere breve e conciso, chiaro e accattivante: il suo scopo è di attirare l’attenzione del lettore. Di solito si scrive alla fine, quando sono chiari tutti gli elementi che contribuiscono a “costruire” nell’articolo.
Il lead, dall’ inglese “to lead”cioè “guida” perché ha il compito di guidare il lettore, di solleticarne la curiosità.

Fiumi di inchiostro sono stati scritti sull’importanza dell’attacco di un pezzo, ma è fondamentale che nelle prime righe ci siano le famose 5W del giornalismo anglosassone:
Who?What? When? Where ?Why? (chi, cosa, quando, dove, perché), a cui io aggiungerei anche il “come”, se l’argomento lo richiede.
Poi si passa al cosiddetto “secondo paragrafo” e alla conclusione.


Che cos’è il secondo paragrafo di un articolo? E la conclusione, è sempre necessaria?
Il secondo paragrafo è la trattazione dell’argomento: serve ad aggiungere dettagli e informazioni, a sviluppare quanto sinteticamente descritto nell’attacco, permette al giornalista di approfondire la notizia e di anticiparne eventuali sviluppi.

La conclusione dell’articolo non è obbligatoria. È consigliabile se l’articolo è molto lungo perché ne diventa la sintesi, ma è meglio evitare, se si corre il rischio di scrivere una chiusura in stile “temino scolastico”.


Come si possono evitare gli errori nella scrittura?
Gli errori più comuni – escludendo i refusi che sono dovuti per lo più a banali errori di battitura - sono legati a grafie di nomi di persone, luoghi, date, ripetizioni, punteggiatura.

In questi casi il web , con dizionari ed enciclopedie online, è molto utile, perché permette di controllare velocemente e di confrontare diverse fonti.
Io per esempio quando ho dei dubbi consulto garzanti.it: gratuito, attendibile, con una sezione anche su sinonimi e contrari, risposte ai dubbi di grammatica, un dizionario inglese.
Per la geografia oggi c’è Google Maps, per localizzare e confrontare i nomi di regioni e località.

Qualche consiglio prima di pubblicare l’articolo?


Rileggere quanto abbiamo scritto, lasciando un piccolo intervallo di tempo - quando si può - tra la stesura e la rilettura.

A volte bastano dieci minuti, il tempo di un caffè, per liberare la mente e trovare più facilmente gli errori.
Evitare di usare “io”, non abusare del “noi”, non usare il “tu” nelle interviste. Fare attenzione alle parole straniere: se proprio non si può fare a meno di usarle, almeno scriverle correttamente.
Curare molto la punteggiatura. E ricordare sempre che siamo al servizio del lettore.

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