mercoledì 29 giugno 2011

Perché un giornalista scientifico dovrebbe tenere un blog?

Mentre scrivo, a Doha (nel Qatar) si sta svolgendo la 7th World Conference Of Science Journalists Wcsj2011

Gran parte delle conferenze sono centrate sul ruolo del giornalismo scientifico, sui suoi problemi etici, sul futuro della professione.


Tra i molti interventi interessanti che mi hanno colpito, ne riporto uno in particolare: Why science journalists should blog un articolo scritto da Bothina Osama, news editor di SciDev.Net

«Che spreco di tempo avere un blog e scriverci, dato che è lavoro non retribuito», è il pensiero che può attraversare la mente di un sacco di giornalisti scientifici quando esaminano la possibilità o meno di aprire un blog - io sono stata uno di loro. Ma la sessione di questo pomeriggio, "the stars of science blogging" ha sollevato una riflessione: avere un blog può aiutare a incrementare la qualità nello stile di scrittura di un giornalista.

E, hanno assicurato, alcuni giornalisti effettivamente si guadagnano da vivere curando un blog. "E davvero produttivo," ha detto uno dei relatori. Per esempio, Jennifer Ouellette, panelist e autore del blog Cocktail Party Physics, che ha trasformato il suo blog in un libro.

"Avere un blog è come andare a una scuola di giornalismo". Questo è quanto ha affermato Moheb Costandi, moderatore della sessione e autore del blog Neurophilosophy, descrivendo i vantaggi di avere un blog.

Ouellette ha poi detto che pensa al suo blog come a un "laboratorio di scrittura". E tutti i relatori hanno confermato che avere un blog è un modo meraviglioso per un giornalista di sviluppare il proprio stile di scrittura.

Consigli per i giornalisti che vogliono iniziare il proprio blog?

Realizza un blog su qualcosa che conosci e che ti appassiona; restringi l'argomento del tuo blog, in modo che la gente non si annoi, interagisci con i lettori che lasciano commenti e costruisci una comunità di blogger.

Quanto chiaramente espresso qui sopra da Bothina Osama è quello che ho sempre pensato e scritto.
Per anni mi sono, infatti, sentito rivolgere sempre la stessa domanda: "Ma con un blog, quanto si può guadagnare"?
E la mia risposta è sempre stata: "Se uno intende il guadagno unicamente come euro in contanti, la risposta è zero!"

Ma se invece intendi il guadagno come un arricchimento personale, un miglioramento delle tue capacità professionali, un aumento del numero di contatti utili e, dunque, delle tue opportunità lavorative la risposta è: un blog per un giornalista, per qualsiasi professionista, è la cosa migliore che possa capitare di avere. Una attività che a lungo termine si traduce in contatti=lavoro=guadagno reale.

Inoltre un blog ti costringe a leggere di più, a documentarti, ad aggiornarti, a riflettere, a correggere i tuoi errori. Spesso le tue parole sono travisate (segno che non hai comunicato con chiarezza), i commenti e le critiche possono fare emergere i tuoi difetti comunicativi, possono dimostrare la limitatezza della tua conoscenza o il modo che hai di comunicarla. Scrivere per un blog è una grande palestra di vita e di miglioramento personale e professionale.

In BLOG: PERCHÈ GLI SCIENZIATI DOVREBBERO IMPARARE A USARLI nel 2009 cercai di replicare ad alcuni ricercatori italiani che affermavano che tenere un blog avrebbe sottratto loro del tempo alla ricerca.

Il fatto è che
«oggi la società non firma più cambiali in bianco a nessuno. Nemmeno alla scienza. Oggi la società vuole per lo meno sapere chi sei e che cosa fai, e un sito web in cui lo spieghi in modo approfondito e chiaro è il minimo che si aspetta. [...] La comunicazione della scienza non è così solo più divulgazione, bensì un processo in cui diversi soggetti producono conoscenze, messaggi, atteggiamenti e pratiche nuovi e accettati da tutti. [...] Invece di chiedersi soltanto "che cosa ne deve sapere la gente", dovrebbe domandarsi "che cosa sente il bisogno di sapere la gente", "che effetto farà sulla gente quello che gli voglio dire", "che cosa ne sa, o pensa di saperne già". Perché non è solo con la realtà che bisogna fare i conti, ma anche con le percezioni che di questa realtà hanno le persone con le quali si vuole stabilire una comunicazione». [1]

Credo che oggi, al Wcsj2011, ne abbiamo avuta una ulteriore dimostrazione.



Note
[1] Giovanni Carrada, Comunicare la scienza. Sironi Editore





1 commento:

  1. Extremely interesting...I think that this post summarizes well why I like blogging about science.

    But what's particularly AMAZING here is that I read the article as translated by Google into English (I read no Italian), and while it was clear that some of the language did not quite make it, it was enough for me to understand part of it. This also raises the question of how we reach audiences outside of the major language groups; or for mono-lingual bloggers, how to read even another major language!

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