sabato 17 settembre 2011

Conversando Con Renato

Quella che segue è una conversazione impossibile quanto sognata con il grande Renato Caccioppoli, mente geniale e acutissima, matematico eccelso e raffinato pianista.

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Era lì, seduto al tavolo di un bar dei quartieri spagnoli, intento a sorseggiare un cognac. Lo avevo seguito per via Chiaia, aspettando che uscisse di casa. Avevo sentito parlare di lui un po’ ovunque a Napoli e la curiosità di vederlo da vicino mi aveva spinta in quelle strade che sapevo essere a lui familiari.

Renato Caccioppoli o' genio non aveva deluso le mie aspettative. Ma non mi bastava l’averlo visto di persona, così mi ero introdotta in quel bar. Seduta ad un tavolo vicino al suo, lo osservavo apertamente e temerariamente.

-Signorina, ho qualcosa che non va?- Sussultai a quella uscita inaspettata che mi bloccò la parola e qualsiasi reazione.

- Vuole farmi compagnia? Il cognac è decente - E intanto mi frugava negli occhi con uno sguardo di carbone acceso. Al mio silenzio, abbandonò il suo tavolo, ma non il cognac, e si avvicinò un po’ barcollante, piantandosi davanti per un attimo. Si sedette senza chiedere il permesso e, per alcuni
interminabili momenti, mi fissò dritto negli occhi.

- Perché mi hai seguito? Che cosa vuoi da me?- Mi chiese con tono quasi minaccioso, passando al tu, mentre accarezzava con l’indice della mano destra (mano dalle dita lunghe e magre, mano affusolata di pianista) l’orlo del bicchiere.


La sala Anni Venti affrescata con vedute partenopee del ristorante Umberto, dove il genio
matematico Renato Caccioppoli, nipote di Bakunin, riuniva a tavola i più bei cervelli
dell’Istituto matematico napoletano, come Cafiero, Greco e Stampacchia.


- Volevo chiederle qualcosa sul suo studio di problemi non lineari. Più precisamente, volevo che mi parlasse del principio generale di inversione di una trasformazione funzionale.- Mi meravigliai di aver osato tanto e mi aspettavo per questo una risposta seccata e tagliente. Rimasi, perciò, sorpresa dal tono suadente e quasi carezzevole con cui esordì:
- E, se ti dicessi che il principio da te citato asserisce che una trasformazione tra due spazi di Banach è globalmente invertibile se essa è localmente invertibile nell’intorno di ogni coppia di punti corrispondenti e se essa trasforma in successioni convergenti solo successioni compatte, servirebbe a farti comprendere “ qualcosa”?- Lo sguardo era sornione e divertito, sicuro di avermi messa in difficoltà.

Non sapevo come districarmi e ritirai in difesa, attaccando con una seconda domanda:

-Lei è d’accordo con Volterra, Hildebrand e Graves sul fatto che l’invertibilità locale si riconduce allo studio dell’equazione a variazioni del problema dato?

- Sì!-Rispose con fare interessato- Però c’è di più: la verifica dell’altra condizione dipende da opportune maggiorazioni a priori delle eventuali soluzioni.

[Continua su Matem@ticaMente]


2 commenti:

  1. Grazie, Annarita!!
    Proprio un bel quadretto.. Che riesco bene ad immaginare e che mi fa anche sorridere!..

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