martedì 29 marzo 2011
SCRIVERE DI SCIENZA O DI FANTASCIENZA?
lunedì 28 marzo 2011
Nucleare: Il Punto Di Vista E Le Paure Dei Ragazzi

- Prof...Ho paura della fusione nucleare!
- Fusione...che?
- Fusione nucleare, prof.!
- Ma dove ne hai sentito parlare?
- Domenica, 13 marzo ore 12:30, a Studio Aperto, in un servizio sul disastro in Giappone, hanno detto, prof, che si è innalzato il livello di pericolo per una fusione nucleare nelle centrali nucleari di Fukushima.
- Avrai capito male! Magari, parlavano di possibile fusione del nocciolo del reattore nucleare!
Ho poi verificato. Il ragazzo aveva ragione!
Lo scambio di battute è avvenuto a scuola, il lunedì successivo, a proposito delle paure, indotte in piccoli e grandi dalle informazioni ricevute dai media, riguardo alla catastrofe dell'11 marzo 2011.
Eh sì, in tutto questo bailamme di informazioni propinate da mattina a sera, ci si dimentica che anche i bambini e i giovanissimi sono fruitori di informazione. Ma, a differenza dei grandi, i primi non hanno la possibilità di gestire, in autonomia e consapevolezza critica, l'informazione ricevuta.
Come capita non di rado, si è persa l'occasione di fare vera informazione, alimentando in particolare le paure degli strati più indifesi della popolazione.
Volete conoscere le paure dei miei alunni 11enni-12enni? Leggete bene!
- Io ho paura del nucleare perché può provocare morti, il cancro e soprattutto problemi ai bambini, che nascono. Però, ho dei dubbi su come lo scoppio di una centrale possa uccidere e come le radiazioni arrivino così lontano. (Letizia 2°B)
- No, non ho paura del nucleare, tanto siamo circondati da centrali nucleari. Ho paura di perdere la mia famiglia, se succedesse un'esplosione nucleare (alunno di 2°B).
- Sì, ho paura, a volte, perché tutte le persone (genitori...), ma anche telegiornali e altri mezzi di comunicazione dicono che il nucleare è pericoloso e c'è il rischio che si possa diffondere e provocare danni per la salute. (Chiara T. di 1°B).
- Sì, ho paura. Il mio babbo mi ha spiegato che con le radiazioni ci possiamo ammalare e i bimbi possono nascere con malformazioni. E anche perchè mi ha fatto paura tutto quello che hanno detto al TG. (Riccardo di 1° B)
- Io ho paura di morire, di perdere la famiglia e di rimanere da solo. Mi dispiace per la gente che è là! (Alessandro Z. di 1°B).
- Io non ho molta paura delle centrali nucleari perché se saranno costruite bene, a meno che non venga un terremoto come quello del Giappone, non dovrebbe succedere niente. Poi le centrali nucleari porteranno tanta energia, ma, se dovesse succedere qualcosa del genere in Italia, mi squaglierei dalla paura! (Alessandro R. di 1°B).
- Io ho paura delle centrali nucleari perché la nube si espanderebbe provocando malattie e anche morte, soprattutto sarebbe pericoloso per i bambini. Si dovrebbe girare con le mascherine...ci sono stati molti morti in Giappone e se fossi uno di loro non smetterei mai di urlare e avrei tantissima paura. Spero che gli uomini che stanno raffreddando il nocciolo riescano a tenerlo a bada! (Stefano P. di 1°B)
- Ho timore per il nucleare perché, anche se il controllo è molto, i fenomeni naturali non sappiamo ancora prevederli, ed essendoci zone sismiche anche in Italia e finché non accadrà non sapremo mai cosa causerebbe il disfunzionamento di una centrale nucleare, e soprattutto non sappiamo cosa accadrebbe se non fosse controllabile. (Simone, 1° B).
- Quando è successo questo caso dello tsunami in Giappone, all'inizio mi sono spaventata molto. Ma, poi, il Parlamento ha detto che in Italia le centrali nucleari sono più sicure di quelle del Giappone. Però la mia paura un po' è rimasta. Io mi preoccupo della nube nucleare che potrebbe raggiungere l'Europa! (Allegra di 1° B)
Ho riportato le paure dei ragazzi, scritte su dei foglietti di carta, senza toccare nemmeno un punto ed una virgola e lasciando le imprecisioni espressive, affinché emergesse la spontaneità del loro sentire. Ho raccolto più di 40 testimonianze, simili nel contenuto a queste pubblicate.
Intanto, ragazzi, la notizia diffusa da Studio Aperto è inesatta perché le 442 centrali nucleari, attive nel mondo (incluse quelle di Fukushima), sono a fissione, quindi niente fusione nucleare, che avviene spontaneamente nelle stelle e...nella bomba a fusione termonuclare incontrollata, nota come bomba H o "superbomba"!
Non esistono centrali a fusione nucleare operative, ma soltanto centrali sperimentali nell'ambito di progetti di ricerca.
Fra questi, "...il più ambizioso attualmente è il progetto internazionale ITER. Il progetto ITER punta a sviluppare un reattore sperimentale in grado di sostenere una reazione di fusione nucleare per diversi minuti. Il progetto ITER ha un budget di 10 miliardi di Euro e va sottolineato che non mira a produrre direttamente energia elettrica ma punta a dimostrare la capacità dell'impianto di sostenere una reazione nucleare controllata basata sulla fusione nucleare che produca più energia di quanta ne consumi."[fonte]
Affronteremo al più presto la differenza tra la fissione e la fusione nucleare e chiariremo, mi auguro, i comprensibili dubbi che avete (non solo voi) in proposito.
Concludo con due riflessioni simili, pur se diversamente articolate.
- Prof, ma invece di costruire centrali nucleari perché non si investe nelle energie alternative? Il sole lo abbiamo lì disponibile e la sua energia è alla portata di tutti, senza contare che è inesauribile!(Un alunno di 2°B)
- Bella infografica e molto carino anche il video.
Sicuramente un argomento attualissimo quello delle fonti di energia, viste le moltissime discussioni in corso soprattutto dopo lo spaventoso terremoto in Giappone e quello che è successo alle centrali nucleari.
Intanto il governo italiano si è preso un anno di tempo per "pensare".
Tendenzialmente io sono propenso per cercare di aumentare e potenziare le forme di energia rinnovabili (sole, vento...), ma per un semplice motivo: perchè sono rinnovabili.
Metto completamente da parte qualsiasi discorso sull'inquinamento, la pericolosità e tutti quegli aspetti negativi che una qualsiasi forma di produzione energetica possa avere (questi discorsi li lascio a chi è competente e sa farli).
Io faccio a me stesso una semplicissima domanda: "Non vorresti tu (Marco) una energia che non sia vincolata ad una materia prima destinata ad esaurirsi?"
Questo è secondo me il punto da cui partire per prendere decisioni e fare ricerca ed investimenti.
Perchè investire su qualcosa che comunque è destinato ad esaurirsi?
E sappiamo bene che, quando qualcosa è raro da trovare, i prezzi schizzano e magari ci scappano anche "piccole guerre" (pardon, azioni umanitarie).
Una volta decisa (e ci vuole poco per farlo) quale può considerarsi una forma di energia inesauribile, allora si fa ricerca, si fanno investimenti, si guarda alla sicurezza ed all'impatto ambientale, si cerca di renderla economicamente accessibile a tutti e via dicendo.
Non scarto nessuna ipotesi, ma mi aspetto che, chi deve decidere per noi, cerchi di convincermi con quattro semplici parole: INESAURIBILE, SICURA, NON INQUINANTE e PER TUTTI.
Non è possibile avere le quattro cose insieme? Beh, quello è comunque l'ordine delle mie priorità.
Quel PER TUTTI: superficiale utopia (la mia utopia)
Cara Annarita, tu mi stuzzichi...e io le sparo (grosse)
Un salutone
Marco
Il commento al post "Alternative Energy Revolution" è di Marco (quindici anni).
sabato 26 marzo 2011
Ritorna COSMO, su Rai 3

Così il produttore Gregorio Paolini descrive la sua creatura: COSMO, il programma di divulgazione scientifica che, ricorderete, aveva tentato di decollare su Rai 3 lo scorso settembre.
“Un programma di divulgazione scientifica in seconda serata non può limitarsi a illustrare, non basta fare Wikipedia. I canali digitali e satellitari già suppliscono a questa necessità. Su una rete pubblica c’è bisogno anche di porsi delle domande, di inserire un elemento critico. Per questo assieme a RaiTre abbiamo proposto la conduzione a una giornalista intelligente e puntuta come Barbara Serra. E con Simonetta Martone e gli altri autori e autrici abbiamo individuato come inviate tre giovani giornaliste scientifiche. E’ una redazione tutta giovane: conduttrice, inviate, regista, video-makers, autrici e autori; gli unici sopra la linea del fuoco dei 40 – abbondantemente- siamo Enrico Menduni e io”.
SI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI?
Sarà la domanda che farà da collante tra i principali servizi della prima di 11 puntate: il programma riparte infatti con un servizio sul terremoto in Giappone. Pare che la troupe di Cosmo fosse in Giappone a filmare un documentario con gli scienziati che studiano i terremoti fino a pochi giorni prima del sisma e dello tsunami.
Nella puntata si ritorna anche a L’Aquila: Silvia Bencivelli ci mostrerà la faglia che scorre sotto la città, si farà spiegare dagli esperti dell’INGV perché il terremoto non sia stato possibile prevederlo.
Finalmente, in un programma di divulgazione scientifica, le discusse teorie contestate dalla comunità scientifica sostenute da Giuliani vengono poste al vaglio e spiegate dai geologi dell'Istituto.
Elisabetta Curzel fa l'inviata in California, sempre trattando di terremoti, questa volta il temuto “big one”, raccogliendo le preoccupazioni dei sismologi.
Luca De Biase, direttore di Nova - Il sole 24 ore, sarà ospite fisso in studio, con Antonio Piersanti, direttore della sezione di Sismologia dell’Istituto nazionale di geologia e Vulcanologia, Marco Cattaneo, direttore de “Le Scienze”, Titti Postiglione, responsabile della Sala operativa della Protezione civile e Alessandra Maramai, studiosa di tsunami per l’INGV.
Aspettiamoci nelle 11 settimane di vedere nelle prossime puntate temi di attualità molto dibattuti: omosessualità e scienza, bomba atomica, televisione, internet, privacy e spionaggio.
Sito Web: www.cosmo.rai.it
venerdì 25 marzo 2011
Outreach: chi era costui?
"I metodi e gli strumenti della divulgazione sono universali"
[...] si discute sul ruolo nella comunicazione istituzionale della scienza, qui avevamo postato un video di un paio d'anni fa in cui Tommaso Dorigo, ricercatore del CERN, spiegava perché i ricercatori dovrebbero imparare a usare i blog.
"Ho parlato con alcuni scienziati, tecnici e operatori di grandi progetti di ricerca che affidano loro macchine e tecnologie costosissime. Hanno espresso una frustrazione comune, e mi è sembrato di percepire opinioni simili da altri"."Questi scienziati hanno una buona autonomia tecnica, ma vengono controllati e trattati come bambini nelle loro dichiarazioni pubbliche, che devono spesso essere approvate e concordate. Possono imparare a usare macchine complesse e indagare fenomeni naturali misteriosi, ma non sono ritenuti in grado di parlare autonomamente senza mettere in imbarazzo i propri istituti".
Anche il pubblico, infatti, si sta accorgendo che non c'è veramente libertà di comunicare nel mondo scientifico. I dati scientifici non sono sempre messi a disposizione della comunità. Nonostante siano finanziati da fondi pubblici.
A questo proposito fece scalpore non molto tempo fa la decisione di una scienziata come Ilaria Capua di rendere pubblici i dati scientifici raccolti, in questo caso, sul virus H5N1 dell'influenza aviaria. Scatenando un dibattito internazionale nella comunità scientifica: "dove si traccia la linea fra quelli che possono essere considerati dati di un ricercatore o di un gruppo e quelli invece della comunità scientifica intera?"
O almeno questo è quello che viene percepito dal pubblico esterno.
La US Air Force Public Affairs Agency ha pubblicato un video su come i militari dell'aeronautica americana usano i social media per tenersi informati e informare gli altri.Questi ambienti militari, tradizionalmente vincolati alla riservatezza, hanno dunque fiducia che membri delle gerarchie inferiori non autorizzati possano parlare pubblicamente senza mettere in difficoltà la forza armata, anche in situazioni delicate come azioni operative e crisi internazionali.
L'aspetto più interessante del video seguente, è l'invito a tutto il personale a partecipare alla comunicazione perché può farlo meglio di altri e offrire il proprio punto di vista.
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mercoledì 23 marzo 2011
Libero accesso alla ricerca, una ghiotta opportunità da Wiley
Quante volte vi è capitato di ricevere un regalo del tutto inatteso e al tempo stesso davvero interessante, come una chiave magica che solo per i vostri occhi, garantisce l'accesso ad uno scrigno ricolmo di preziosi documenti?
Wiley, anzi John Wiley & Sons, Inc. è una storica casa editrice statunitense molto nota, specializzata in testi di riferimento e pubblicazioni scientifiche di alto livello, suoi ad esempio sono i titoli diffusi anche in Italia sul tema "Something" ... For Dummies. Nata nel 1807 a New York, quando Charles Wiley aprì un una tipografia in Manhattan per pubblicare testi di legge e nei primi anni pubblicò lavori di letteratura. Adottò il nome attuale nel 1875 e aggiunse alcuni testi scientifici e tecnici al suo catalogo, fino a occupare oggi più di 3500 impiegati in tutto il mondo, e ricavare un fatturato di oltre un miliardo di dollari (nel 2007). In occasione dell'Anno Internazionale della Chimica, e per promuovere la cultura in chimica, sono stati rilasciati in open access numerosi titoli, per un periodo limitato, e sono state rese disponibili per un trial gratuito alcune tra le opere di riferimento sulla chimica più prestigiose del settore. Ecco una breve rassegna dei doni di Wiley, mi auguro che approfitterete come ho avidamente fatto anch'io!


Per accedere a queste due opportunità, è necessario registrarsi gratuitamente sul sito di Wiley, quindi nelle opzioni del proprio profilo accedere al "Trial Access" inserendo i codici e seguendo le istruzioni fornite su questo link.
- Angewandte Chemie
- Biomedical Chromatography
- Concepts in Magnetic Resonance
- Contrast Media & Molecular Imaging
- Drug Testing and Analysis
- Electroanalysis
- Electrophoresis
- Journal of Chemometrics
- Journal of Forensic Science
- Journal of Mass Spectrometry
- Journal of Microscopy
- Journal of Raman Spectroscopy
- Journal of Separation Science
- Luminescence
- Magnetic Resonance in Chemistry
- Mass Spectrometry Reviews
- NMR In Biomedicine
- Phytochemical Analysis
- Proteomics
- Proteomics-Clinical Applications
- Rapid Communications in Mass Spectrometry
- Surface and Interface Analysis
- X-Ray Spectrometry
Non credete ai vostri occhi? Allora non avete che da affrettarvi e accedere ai contenuti messi a disposizione da Wiley, a questo link.
Tanto per sottolineare l'importanza e la portata di queste pubblicazioni, ecco una parziale recensione del numero di Angewandte Chemie presente nell'allettante offerta di questi giorni.
Angewandte Chemie è una rivista specializzata peer reviewed tedesca che si occupa di tutti gli aspetti della Chimica, il suo fattore di impatto nel 2009 è stato di 11,829, il più alto IF raggiunto da un journal specialistico di chimica che pubblica ricerche originali. Angewandte in tedesco significa "chimica applicata", anche se questa traduzione ormai non è più applicabile, data la vastità di argomenti trattati.
Nel 2011 l'edizione internazionale in inglese è giunta al suo 50° numero, sulla copertina uno splendido GraphicTOC ci illustra come la luce ultravioletta fornisca l'energia necessaria per il trasporto in una certa direzione di una piccola molecola "passeggiatrice" lungo un percorso molecolare. L'immagine si riferisce alla descrizione di D. Leigh et al. di come diverse sequenze di stimoli possono indurre un'unità molecolare composta solo da 18 atomi con una struttura "bipede", a "camminare" prevalentemente verso l'una o l'altra estremità di un percorso prestabilito.
Fra gli editoriali, spiccano i "50 anni dell'edizione internazionale, più sostanza che apparenza" di Peter Gölitz e i "25 anni pieni di scoperte nella Chimica" di François Diederich, molto interessanti. Segue un'illuminante intervista a K. Peter C. Vollhardt, Professore di chimica alla University of California di Berkeley, California.
Le ricerche pubblicate in questo numero sono altrettanto esclusive. Reazioni autoalimentanti: le instabilità nell'interfaccia tra due fluidi causate da reazioni chimiche possono aumentare la superficie di contatto e migliorare il loro grado di miscelazione o dispersione, un lavoro di Bartosz A. Grzybowski.
Osmio e rutenio offrono un design radicale grazie ai complessi con proprietà da radicali metallici, una ricerca promettente a cura di Rinaldo Poli.
Oltre la nanotecnologia, le applicazioni delle nuove frontiere molecolari del carbonio con l'ossido di grafene come catalizzatore, di Jeffrey Pyun. Un processo chiamato "carbocatalisi", recentemente ha dimostrato la sua notevole capacità di sfruttare l'ossido di grafene per la catalisi ossidativa di una varietà di alcoli nelle corrispondenti aldeidi/chetoni, e non solo.
Il journal prosegue con una ricerca di John M. Thomas sull'eccezionale attività di un catalizzatore per la generazione di idrogeno dall'acqua, stabile, economico e particolarmente adatto a dispositivi come celle a combustibile funzionanti a bassa temperatura.
A Bond by Any Other Name di Gautam R. Desiraju tratta di una nuova definizione per il legame idrogeno. I legami idrogeno forti soddisfano tutte le attuali definizioni di questo fenomeno, ma dato che anche le interazioni più deboli a carico di un solo atomo di idrogeno fanno parte della famiglia, si rende necessaria una nuova rivisitazione teorica.
Tra i numerosi altri titolo che compongono la presente edizione, segnalo ancora qualche titolo, con argomenti che spaziano dalla Click Chemistry (come“Clicking” Polymers or Just Efficient Linking: What Is the Difference?), minireview sulle nanostrutture (Metal Nanocrystals with Highly Branched Morphologies), ammoniaca nelle sintesi organiche (Catalytic Organometallic Reactions of Ammonia), doppie sostituzioni "geminali" (Generation of Secondary, Tertiary, and Quaternary Centers by Geminal Disubstitution of Carbonyl Oxygens), sintesi dei dendrimeri (A Synthetic “Tour de Force”: Well-Defined Multivalent and Multimodal Dendritic Structures for Biomedical Applications) e ancora enzimi, proteine, frameworks metallorganici e molto, molto ancora.
Tutta questa grazia è disponibile per la consultazione e per il download, sul sito di Wiley online, e per accedere direttamente al numero recensito di Angewandte Chemie cliccate qui. Buone letture chimiche a tutti!!
Domande e Non-Risposte nella comunicazione scientifica interattiva


martedì 22 marzo 2011
The best of Science Writing on the Web

Da Michelle, studentessa al 2° anno in ecofisiologia, apprendiamo che è stato pubblicato The Open Laboratory 2010, una collezione di quanto di meglio sia uscito sui blog che parlano di scienza, ovviamente in lingua inglese.
E' disponibile sul portale Lulu, acquistabile in versione "libro vero" per 17,99 $.
In alternativa qui il formato PDF per $ 9.99, che potete scaricare immediatamente e che si può leggere sul vostro smart phone, e-book reader o PC.
- Ten Things You Don’t Know About Comets di Phil Plait
- Science Is More Like Sumo Than Soccer di Chad Orzel
- La poesia "A scientific valentine" di Digital Cuttlefish
giovedì 17 marzo 2011
L'alta divulgazione? Parla il linguaggio dei bambini
La crisi nucleare di Fukushima, spiegata ai più piccoli. [Kazuhiko Hachiya via Laughing Squid e BoingBoing]
Piazza Statuto: per discutere il futuro dell'Università

Il sito ha una pagina Facebook, gli aggiornamenti si possono seguire su Twitter...
Gli autori invitato a "diffondere il messaggio" democratico come luogo di incontro tra chi ritieniamo interessato all'iniziativa
lunedì 14 marzo 2011
LA SCIENZA A DUE VELOCITA': CAMBIARE LE REGOLE DELLA DIVULGAZIONE E' OBBLIGATORIO


lunedì 7 marzo 2011
"I Giochi Matematici Di Fra' Luca Pacioli" | La Matematizzazione Della Conoscenza Nel Rinascimento

Giornalismo Scientifico si occupa degli strumenti, dei modi e degli stili di comunicare la scienza, intesa anche come conoscenza a 360° gradi.
Non può quindi non avere interesse per un libro che fa riferimento ad un antico manoscritto del 1478, prezioso documento per comprendere come veniva diffusa e comunicata la conoscenza in un contesto culturale così importante qual è stato il Rinascimento italiano.
Si tratta del libro "I giochi matematici di Fra' Luca Pacioli", scritto da Dario Bressanini e Silvia Toniato, la cui uscita è prevista per il 17 marzo.
"Il libro è la raccolta, tradotta e commentata, dei giochi matematici che Fra’ Luca Pacioli, figura fondamentale della matematica dei secoli XV-XVI, descrive in un manoscritto del Quattrocento sconosciuto al grande pubblico. Sono giochi antichi e attualissimi, sempre ricchi di fascino, soprattutto se si leggono nel volgare dell’epoca. Il libro solletica inoltre l’interesse del cultore di ricreazioni matematiche, descrivendo come si divertivano e come giocavano gli uomini alla fine del Medioevo."
Il manoscritto del Pacioli è il trattato detto "ad discipulos perusinos", risalente al 1478. L'opera di Bressanini e Toniato ha suscitato il mio interesse e così ho voluto saperne di più su come avveniva la matematizzazione del sapere nell' epoca rinascimentale, chiedendo agli autori di rilasciarmi una intervista, che riporto di seguito.
Domanda. Come è avvenuto l’incontro con Silvia Toniato?
Risposta. Alla fine del 2003 ho scritto per Le Scienze un articoletto sui numeri primi di Mersenne. Silvia Toniato, all’epoca dottoranda in Filologia all’Universita’ di Torino, ha scritto alla redazione pregandola di inoltrarmi un commento storico sui numeri di Mersenne. E cosi’ ci siamo messi in contatto.
Domanda. Perché Dario Bressanini si è interessato al manoscritto del 1478?
Risposta. Sono un appassionato di giochi matematici da sempre. Al liceo mi sono divorato i libri di Gardner e mi ricordo che andavo in biblioteca a Saronno per leggere le vecchie annate di Le Scienze con i vecchi articoli di giochi matematici di Martin Gardner. Ad un certo punto sono stato uno dei possibili candidati a scrivere la rubrica di giochi matematici sulla rivista. Poi per i casi della vita non l’ho fatto e ho iniziato quella di scienza in cucina. Ma sto divagando. Silvia mi ha detto che c’era un manoscritto inedito di Pacioli con un capitolo dedicato ai giochi matematici e mi ha chiesto se fossi interessato a lavorare su quel capitolo, facendo una analisi matematica dei giochi. “Chissa’, magari prima o poi riusciamo a trovare un editore che ce lo pubblica...”
Domanda. Quali sono i destinatari del libro in uscita il 17 marzo?
Risposta. Il libro è stato pensato fin dall’origine per essere diretto sia agli specialisti (storici della matematica, matematici, prestigiatori, giocologi, filologi, insegnanti) che ai semplici appassionati di giochi di matematica, di enigmistica e di giochi di prestigio. Nei testi specialistici solitamente si riporta solo la trascrizione dell’italiano volgare del tempo. Io ho chiesto esplicitamente a Silvia di rendere comprensibile i giochi anche ai non specialisti (me compreso!) perché tutti potessero divertirsi leggendoli e provando a risolverli.
È anche interessante apprendere, dal manoscritto, come ci si poteva divertire alla fine del '400, e uno studente di terza media è sicuramente in grado di capire la maggior parte dei commenti ai giochi.
Domanda. Ci sono una funzione e un obiettivo didattici nel libro scritto con la Toniato? Quali sono?
Risposta. Prima di tutto far capire che dietro a molti giochi divertenti (anche fra quelli più diffusi ancora oggi e apparentemente semplici come “indovino un numero che hai pensato”) può nascondersi la matematica; dare qualche strumento in più agli insegnanti per stregare i loro studenti con la matemagica. E poi far capire che lo studio degli antichi manoscritti è interessante e far conoscere al grande pubblico che esiste questa pratica.
Domanda. Perché i lettori dovrebbero acquistare il libro?
Risposta. Ci sono centinaia di libri in commercio che trattano di giochi matematici, ma spesso si tratta solo di raccolte senza nessun tipo di finalita’ che non sia quella di far passare qualche ora al lettore divertendolo con la matematica.
Anche il nostro libro può essere fruito in questa maniera, ma allo stesso tempo abbiamo voluto costruire una raccolta di giochi matematici un po’ fuori dal comune: si tratta di un lavoro scientifico e filologico rigoroso, che si prefigge l’obiettivo ambizioso di far uscire questo genere di studi dalla cerchia degli specialisti, per proporlo anche al pubblico degli appassionati.
Ci si può rendere conto, leggendo il libro, che tanti giochi praticati oggi hanno secoli di storia alle spalle e divertivano già i nostri antenati; per fare storia, matematica e filologia ad alto livello senza sentirne la fatica e scoprire un approccio diverso e divertente a queste discipline.
Domanda. Quanto tempo è costata la stesura del libro? Quando è iniziata?
Risposta. Il lavoro è iniziato a gennaio del 2004. Silvia trascriveva i giochi e li traduceva in italiano moderno, me li spediva per Email e io iniziavo a analizzarli e commentarli. Lavoravo solitamente la sera tardi, dopo che i bambini erano andati a dormire. Poi rispedivo indietro il file a Silvia che aggiungeva altri commenti e cosi’ via. Nel 2006 avevamo gia’ una versione semidefinitiva del libro (mancavano l’introduzione e il glossario). A quel punto abbiamo iniziato a cercare un editore ma senza successo. Nel caso migliore ci dicevano cortesemente che non erano interessati (solitamente senza neanche leggere il manoscritto). Nel caso peggiore neanche rispondevano. Passano gli anni e nel frattempo scrivo e pubblico i miei primi due libri (“OGM tra leggende e realtà” e “Pane e Bugie”). Nel 2010 mi scrive la casa editrice Dedalo chiedendomi se potevo fare l’introduzione ad un libro di scienza in cucina di Herve’ This che volevano pubblicare. Mi sono ricordato che a casa avevo vari libri di matematica ricreativa pubblicati da questa casa editrice, per cui ho chiesto se potevano essere interessati al nostro manoscritto di Pacioli. Lo hanno letto e gli è piaciuto. Ed eccoci qua.
Domanda. Quali gli spunti didattici da utilizzare a scuola, per un insegnante?
Risposta. Un docente di matematica può trovare spunti metodologici (scoprire che si può insegnare un particolare aspetto della matematica anche giocando; scoprire che anche i nostri antenati potevano avere idee valide sulla didattica - vedi altra risposta sulla didattica di Pacioli) che pratici (utilizzare questi giochi a lezione); lo scoprire poi che la matematica ha una storia, per molti studenti, dalle scuole medie al liceo all'università, è una piacevole sorpresa: il rendersi conto che le regole che vengono loro propinate in modo a volte dogmatico si sono costruite nel tempo, spesso attraverso percorsi tortuosi e qualche volta anche errati, rende ai loro occhi la matematica più "umana" e interessante.
Credo che il libro possa essere interessante anche per i docenti di lettere, per far capire agli studenti come parlavano le persone all’epoca. Silvia poi ha inserito molti commenti interessanti di tipo linguistico: sulla metrica di alcuni versi usati da Pacioli ad esempio. In più c’è un intero capitolo dedicato ai giochi di parole e dei giochi matematici in latino (con traduzione in italiano di Silvia) tratti da altre raccolte più antiche.
Domanda. Perché è ancora attuale un manoscritto del 1478 ai nostri giorni?
Risposta. Beh, la bellezza della matematica è immortale e resiste ai secoli. Insegnamo sostanzialmente ancora oggi gli elementi di Euclide ;-). E poi nelle altre risposte si trovano altre motivazioni.
Domanda. Perché il libro dovrebbe interessare dei lettori che non sono insegnanti?
Risposta. Come abbiamo scritto sopra, uno può anche comprarlo con le stesse motivazioni con cui si compra la Settimana Enigmistica, solo che qui si tratta di un fascicolo enigmistico di fine '400, un reperto prezioso! In più pero’, per chi è interessato, fornisce altre chiavi di lettura. Di molti giochi matematici (ad esempio quello degli 8 litri di vino da dividere in due parti avendo tre recipienti da 3, 5 e 8 litri) abbiamo ricostruito la storia, le varianti e le varie attestazioni, sia antiche che moderne. Non è solo un elenco di giochi.
Domanda. Nella Summa, si ha menzione di tre manuali di matematica composti prima dell’opera maggiore: 1) il trattato dedicato a “Ser Bartolomeo, Francesco e Paolo, fratelli Rompiasi” nel 1470; 2) l’opera scritta per i “gioveni de Peroscia”, completata nel 1478; 3) quella composta a Zara nel 1481 “de’ casi più sutili e forti”.
Dei tre trattati d’abaco citati da Pacioli ci è pervenuto soltanto quello scritto per gli allievi di Perugia, conservato nel codice Vaticano Urbinate 3129, che tu e Silvia Toniato avete tradotto e commentato. Vorresti riassumere brevemente perché il Pacioli scrisse il trattato per i giovani studenti di Perugia? Qual era il suo intento?
Risposta. A quanto ci dice Pacioli nel manoscritto, le autorità della città di Perugia lo hanno sollecitato a scrivere un libro di matematica per istruire i giovani perugini; da quanto possiamo capire osservando il modo in cui è fatto il codice, sembra abbastanza chiaro che si tratti di un manuale per insegnanti (redatto per essere poi ricopiato dai docenti interessati), nel quale si danno indicazioni su quali argomenti affrontare, sul come farlo e attraverso quali esercizi. I giochi matematici fanno parte del programma di insegnamento, perché, dice Pacioli, i giochi servono a fare breccia nelle menti più refrattarie all'apprendimento della matematica.
Domanda. Perché dovrebbe interessare noi, nel 2011?
Risposta. Oltre a tutti i motivi scritti sopra? Beh, ce ne sono altri:
- è uno dei due soli autografi rimastici di uno dei più grandi matematici del Rinascimento (ancora Bombelli si riferisce a Pacioli con molta più stima e rispetto di quanto non faccia citando Tartaglia)
- è un codice interessantissimo per la storia della matematica (vedi introduzione per dettagli);
- alcuni dei giochi che contiene sono attestati in questo codice per la prima volta;
- molti dei giochi che contiene sopravvivono ancora oggi, anche nel repertorio dei prestigiatori;
- la didattica di Pacioli è interessante, e potrebbe ancora essere un riferimento per i docenti di oggi: per esempio egli dice chiaramente che ciascuno studente ha una testa che funziona in modo diverso da quella degli altri, dunque occorre insegnare usando diversi linguaggi in modo che la spiegazione raggiunga tutti, e occorre insegnare diversi metodi di soluzione senza privilegiarne uno rispetto agli altri; dice anche che qualche esempio pratico insegna molto più che lunghi discorsi teorici;
- a volte è utile guardare al passato non come a ciò che è 'passato', ma come a un altro punto di vista sulle cose :-)
Questa, infatti, deve essere vista come un processo in divenire, che accompagna la storia dell'uomo: conoscere i documenti del passato è importante, quindi, per comprendere cosa, come e quanto si è modificato nell'ambito della comunicazione in senso lato e in quello peculiare della comunicazione scientifca.
SCIENCEONLINE 2012: scienziati e blogger spiegano come si comunica la scienza

Blog e social network sono ormai diventati veri e propri strumenti portanti, utilizzati sia per la comunicazione tra pari che per la divulgazione scientifica: ne sono consapevoli i partecipanti al più importante convegno internazionale sulla comunicazione scientifica con il World Wide Web.
E' appena terminato uno dei più importanti convegni internazionali sulla comunicazione della scienza, ScienceOnline2011, e già si pensa alla prossima edizione: l'importante meeting annuale in cui si discute di scienza e di web.
Per chi volesse rivedere le sessioni dell'ultimo appuntamento di gennaio qui il link per accedere al materiale video.
Anche il prossimo ScienceOnline2012 ospiterà, dal 19 al 21 gennaio 2012 preso l'area Research Triangle della North Carolina, scienziati, studenti, educatori, medici, giornalisti, bibliotecari, blogger, programmatori e altri interessati al modo in cui il World Wide Web sta cambiando il modo con cui la scienza viene comunicata, insegnata e prodotta.
Come nelle edizioni precedenti, gli incontri si terranno secondo il noto stile 'non-conference' dei barcamp universitari - il programma è costruito qui in anticipo con l'aiuto dei partecipanti, e le sessioni sono progettate per favorire le conversazioni e discussioni piuttosto che un approccio tradizionale (lezione uno-molti).
Il sito ufficiale per la conferenza è scienceonline2012.com.
L'evento si potrà seguire anche tramite Twitter - http://twitter.com/scio12
In Italia i barcamp a tema scientifico sono ancora pressoché sconosciuti, mentre negli Stati Uniti sono diffusi ormai da anni. Uno dei più importanti è il celebre Science Foo Camp, fondato dall'editore O'Really.
Il prossimo Science Foo Camp è previsto per il giorno 12 - 14, agosto 2011, presso il campus Googleplex, a Mountain View in California
giovedì 3 marzo 2011
Divulgare è una Questione di Coscienza. La "Scienza" con Carlo Bernardini
La sua passione per la fisica, infatti, nacque ben così, grazie alla passione di grandi scienziati autodidatti, che attraverso il loro prodigarsi per questa materia, compivano una formidabile opera divulgativa: la fisica come obiettivo, quindi, ma anche come strumento. Divenuto poi ricercatore ha lavorato con fisici come Giorgio Salvini, Bruno Touschek e Enrico Persico. Il loro lavoro culminò nella realizzazione dell'anello di accumulazione. Un tassello fondamentale per permettere la costruzione dei grandi laboratori moderni, come quello del CERN di Ginevra.
Carlo Bernardini è stato il protagonista della terza lezione magistrale del ciclo “Questioni di Coscienza” perché la divulgazione scientifica è una Questione di Coscienza: “Oggi è ancora più fondamentale difendere il sapere perché esiste una grande quantità di mistificazioni; sono troppe le scuole di pensiero distruttive, o dispersive, poco legate alle ipotesi sperimentali”.
Nel suo ultimo libro “Incubi diurni , essere scienziati e laici nonostante tutto” (Edizioni Laterza) il ricercatore affronta il problema delle invasioni di campo: ogni ingerenza dottrinale mette in pericolo la democrazia, perché attraverso di essa si chiede di seguire un “sapere”, inventato e/o strumentalizzato da qualcheduno, per esercitare il potere. Tutte le dottrine, secondo l’autore, laiche o religiose che siano, sono fatte ad arte per privare la parte intuitiva, l’invenzione, l’innovazione nei modi di vivere
Non investire in Conoscenza dunque, è privare del diritto civile di poter scegliere. “Bisogna però sapere distinguere tra imparare e capire: anche i bambini imparano, e molto più degli adulti, ma il capire fa la qualità Ho lavorato in ambito prescolare, nelle scuole dell’infanzia – sottolinea Bernardini - luoghi dove spesso i bambini possono attuare strategie induttive per capire e apprendere, secondo la teoria dell’Inferenza Fisiologica, come la chiamava Russell”; poi crescendo, spesso disimpariamo a capire, impariamo e basta.
Incalzato da Nicla Vassallo, il fisico pugliese non risparmia una stoccata ai “filosofi aristotelici”che spesso si schierano contro le avanguardie scientifiche per partito preso “semplicemente perché non conoscono a fondo la materia”. Il punto sta nel fatto che il pensiero scientifico si riconosce perché “anche le piccole scoperte hanno la proprietà di essere generalizzabili, mentre la dottrina, taglia la domanda”, non ammette errori, diversioni.
Il peggiore incubo diurno di Bernardini: “Buttare nei cassonetti i giovani. Dobbiamo aiutarli a ribellarsi – conclude – perché personalmente credo di non aver mai visto un livello così basso di sapere”. Riflessione amara: dal 1930 ad oggi in Italia, qualche cosa è successo…
Genova, 3 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
Comunicare La Scienza: Alcune Considerazioni...
La comunicazione, in generale, è un processo non semplice. Nella sua etimologia è contenuto anche il suo significato più squisito, che non coincide con quello semplicistico di trasmettere informazioni, ma è un'attività che mira a rendere partecipi i destinatari e a mettere in comune un messaggio.Dal punto di vista professionale, la comunicazione interessa diverse attività: dal giornalismo, al marketing, all'editoria, e altro ancora.
Se poi ci riferiamo alla comunicazione scientifica, ahi ahi, la questione diventa alquanto complessa e delicata.
Mi trovo coinvolta a "comunicare di scienza" sia come docente di materie scientifiche, da sempre, che come conduttrice di un blog didattico/scientifico (Scientificando), da quasi quattro anni, che come collaboratrice della rivista "Scuola e Didattica", da circa dieci.
Diciamo, pertanto, che sono chiamata a comunicare la scienza in tre ambiti diversi: didattico, bloggistico, e mediante i moderni torchi gutemberghiani ovvero su carta stampata.
In questo post, mi interessa affrontare i primi due ambiti. A tal fine propongo su "Giornalismo scientifico" un articolo dell'aprile scorso giusto per stimolare una riflessione, e mi auguro una discussione, con i lettori.
Cari ragazzi e cari lettori,
domani a ComunicareFisica 2010 si terrà, dalle 11.40 alle 13.40 circa, la tavola rotonda "IBlog: i blog dei ricercatori e insegnanti aiutano la comunicazione e la divulgazione scientifica?"
Avrei dovuto parteciparvi anch'io insieme agli altri blogger, che hanno presentato i loro blog nel corso delle giornate dedicate alla conferenza nazionale. Ma, per motivi di servizio scolastico, non mi è stato possibile, con rammmarico, essere presente. Mi dispiace perché qualcosa avrei avuto da dire.
Per tale motivo, pubblico qui il mio punto di vista che si è costruito nel tempo, sulla mia esperienza di insegnante - blogger e divulgatrice scientifica.
Potrei citare risultati di ricerche sul tema della comunicazione scientifica, ma non lo farò perché voglio contribuire al dibattito con risultati originali, quelli raggiunti da Scientificando.
La mia risposta al tema della tavola rotonda è positiva:"Sì: i blog possono essere dei validi strumenti per aiutare la comunicazione e la divulgazione scientifica!"
Affermo ciò, riferendomi all'esperienza di Scientificando, per evidenze fondate su:
1. dati qualitativi;
2. dati quantitativi;
3. riscontri in ambito di progetti scientifici, anche a carattere europeo.
In relazione al primo punto, invito i lettori a leggere alcuni commenti ad un post lasciati da giovani studenti (e non solo), miei e di altre realtà scolastiche
Ne riporto uno per tutti:
"ciao illustrissima professoressa, mi chiamo simone ligorio e sono residente del comune di grottaglie(taranto) frequento il liceo scientifico "GIUSEPPE MOSCATI"; frequento il biennio, precisamente la 2D. da quest'anno studio biologia e fin dall'inizio ho avuto una particolare passione per la biologia e mi creda che dopo aver visionato e navigato per l'intero sito sulla genetica e le leggi del caro Mendel, la mia passione per lo studio biologico è aumentata notevolmente. ieri ho eseguito un interrogazione sulla genetica e per ripetere un pò l'argomento, ho deciso di visitare questo tuo blog e dovrei ringraziarla notevolmente perchè grazie ad esso ho avuto 9. COMPLIMENTI E TANTA STIMA..."
In relazione al secondo punto, consideriamo il numero di accessi unici giornalieri che, da poche decine nel corso del primo anno di vita del blog (il blog ha quasi tre anni), sono diventati attualmente circa 2000/2500 unici giornalieri, con punte anche superiori a 3000!
Qualcosa significherà, non credete?
In relazione al terzo punto, Scientificando è stato di recente selezionato, nell'ambito del prestigioso progetto scientifico "Stella", per rappresentare l'Italia in Europa come esempio di best practice di blog scientifici. Le buone pratiche selezionate sono solo quattro, al momento, e tra queste c'è Scientificando.
Consultare i seguenti link e l'ebook Stella, diffuso in diverse nazioni europee, in cui è stato presentato anche Scientificando.
L'Ebook Stella Oggi In Uscita
Da STELLA Workshop
Scientificando Su STELLA
PROGETTO STELLA: Scientificando Nella Selezione Per L'Italia
Progetto STELLA: La Mia Intervista Alla Coordinatrice Su Scuola E Didattica
Workshop Nazionale Stella Al Convegno "Il Linguaggio della Ricerca 2009"
Qui il canale StellaScience su YouTube.
Questi dati non vogliono essere autocelebrativi, ma suscitare una riflessione sulle modalità di comunicare e divulgare la Scienza perché da tali modalità dipende il successo di un blog divulgativo scientifico.
Sulla base della ormai triennale esperienza di Scientificando, mi sentirei di affermare che una buona comunicazione e una buona divulgazione della Scienza si fondano su un mix equilibrato che consta di:
1. contenuti qualitativamente mirati al target che si vuole raggiungere;
2. uno stile comunicativo che risulti efficace nel trasmettere tali contenuti.
I contenuti non devono essere pensati per destinatari in possesso di competenze specialistiche perché la comunicazione in tal caso " sfonderebbe" con difficoltà, rimanendo confinata in un ambito ristretto.
Lo stile comunicativo deve essere rigoroso, ma chiaro, colloquiale, ed accessibile ad un pubblico vasto e trasversale, per puntare alla fidelizzazione di un'utenza vasta e composita.
Le domande che, infatti, ci si deve porre, se si vuole svolgere una comunicazione della Scienza, che risulti efficace, sono le seguenti:
"Perché la scienza risulta difficile da capire? Cosa si deve fare per essere efficaci comunicatori di argomenti scientifici?"
Provate a fornire delle risposte...
Consiglio un piccolo manuale, pensato per ricercatori, insegnanti e giornalisti che hanno il difficile ma anche stimolante compito di spiegare, divulgare, comunicare la scienza, e soprattutto farla comprendere.
Si tratta di:
Giovanni Carrada, Comunicare la scienza: kit di sopravvivenza per ricercatori, Milano, Sironi 2005.
Il testo è scaricabile qui mentre la traduzione inglese, Communicating Science, è disponibile sul sito della Commissione Europea.
Concludo con una considerazione che mi sorge spontanea. Fare didattica della scienza, comunicare e divulgare la Scienza, obbligano a porsi la seguente domanda: "Quale significato ha fare Scienza nel XXI° secolo?"
Sono convinta che la Scienza svolgerà, in questo secolo, un ruolo determinante per costruire una società della conoscenza in grado di migliorare la qualità della vita. Per tale ragione, comunicare correttamente la Scienza e favorirne la divulgazione è fondamentale affinché i giovani possano comprendere che il senso di responsabilità e l'impegno civile non sono disgiunti dal cammino della Scienza e delle sue applicazioni, come la vita dei grandi scienziati insegna.
Comunicare la Scienza diventa, quindi, determinante per raggiungere quanto prima affermato, soprattutto quando i destinatari sono in primis i giovani.
Sappiamo bene, infatti, che i giovani sono l'investimento principe per la Scienza e insieme il raccordo con l'eredità del passato.
1. dati qualitativi;
2. dati quantitativi;
3. riscontri in ambito di progetti scientifici, anche a carattere europeo.
1. l'essere stato selezionato Scientificando, come uno dei quattro progetti scientifici nazionali a rappresentare l'Italia in ambito europeo, non ha portato nessun tipo di riconoscimento da parte dell'Istituzione per cui lavoro, la Scuola;
2. gli alunni coinvolti nel progetto, all'epoca le mie tre classi (tre classi pure adesso perché Scientificando continua la sua attività di promozione della scienza presso i giovani), hanno maturato diverse competenze e soprattutto il gusto della Scienza.
Pensate che mediamente in una mia classe terza di 20/25 alunni, che devono accedere alla scelta dell'istituto superiore, oltre la metà scelgono materie scientifiche!
Non è un risultato da poco, considerata la situazione (a livello di performance negativa in ambito scientifico) dei quindicenni italiani nell'indagine internazionale Ocse-Pisa! Nel Rapporto nazionale OCSE-PISA 2009, pubblicato l'11 febbraio 2011 sul sito INVALSI, l’Italia si colloca significativamente al di sotto della media OCSE.
Non c'è da stare allegri...però la Scuola pensa bene di non valorizzare le buone pratiche scientifiche, che invece si distinguono in ambito europeo, ed anche altre meritevoli.


