martedì 29 marzo 2011

SCRIVERE DI SCIENZA O DI FANTASCIENZA?

Difficile crederlo, ma in questa società globalizzata i ricercatori fai da te sono decisamente più numerosi di quanto si possa immaginare. Grande soddisfazione questa per un paese come il nostro, dove il ruolo della cultura e della ricerca è relegato in un cantuccio. Hai qualcosa da dire? Dillo pure, tanto nessuno ti pagherà mai per quel che scopri e tantomeno ti ringrazierà.

Che sia forse la consapevolezza che gli italiani sono un popolo di artisti e scienziati che ha spinto i nostri ministri a tagliare a zero proprio in questi due settori? Di sicuro quando la passione per la scienza chiama c'è poco da fare, che sia una professione o una passione, le ore dedicate allo studio e alla ricerca per chi fa le cose sul serio sono sempre tutte quelle che si può. Ma che fare quando si pensa di aver scoperto qualcosa o quando si è convinti che i propri pensieri possano essere utili agli altri? Qui iniziano i dolori.


Innanzitutto occorre dire che chi si occupa di scienza può farlo a vari livelli, non c'è solo la ricerca ma anche la divulgazione. Vediamo quali sono gli standard che devono essere seguiti in questi due ambiti per essere letti ed evitare di dir sciocchezze.


Ricerca scientifica

Fare scienza significa indagare ai limiti del sapere umano, formalizzando cioò che si è scoperto tramite un codice verbale e/o simbolico che sia rigorosamente compatibile con gli schemi di comunicazione della materia scielta. Prendiamo per esempio un lavoro di ricerca in Fisica. Il ricercatore che ritiene di aver fatto una scoperta degna di nota, per poterla comunicare dovrà rendere il proprio lavoro compatibile prima con gli standard di comunicazione in ambito fisico, cioè dovrà scrivere il proprio lavoro in inglese corretto, usare il formalismo fisico-matematico più opprtuno per rappresentare il modello teorico e, controllata la validità delle ipotesi iniziali, spiegare esaurientemente il proprio lavoro dimostrando a prova di stupido che la procedura logico-formale utilizzata è inconfutabile. Poi, scelta accuratamente la rivista su cui pubblicare in base ai contenuti, dovrà normalizzarne la forma adeguando lo scritto al format richiesto dal giornale. Tutto qui? Magari! A questo punto, inviato il lavoro per posta o via e-mail o per upload, questo dovrà passare due vagli, quello dell'editor che stabilisce se i contenuti del lavoro sono adeguati al pubblico al quale la rivista si rivolge e quello dei referee, ovvero "dei pari", solitamente due specialisti in quello stesso settore o in settori affini, che esaminato il lavoro decidono o meno se è degno di pubblicazione.

Pubblicare non è affatto semplice soprattutto per un fatto, se un ricercatore è integrato in una struttura di ricerca nazionale o internazionale, il suo ambito di ricerca è lo stesso di molti altri, quindi i contenuti sono certamente familiari e la "revisione dei pari" non creerà troppi astacoli. Se al contrario un ricercatore è solitario perché lavora in strutture private o esterne ai dradizionali istituti di ricerca, i referee potrebbero trovare il lavoro troppo distante dal consueto. In questo caso pubblicare può essere un problema.


Solitamente se non si esce troppo dal seminato e il lavoro è corretto la revisione dei pari (peer review) non dovrebbe creare troppi intoppi. Se invece il lavoro si allontana troppo dagli standard usuali, prima di arrivare alla pubblicazione, anche per un lavoro perfetto ci possono essere dei problemi.


Come aggirare l'ostacolo

Fino ad una decina di anni fa un ricercatore non aveva scelte. Passare attraverso la revisione dei pari era l'unica strada possibile per arrivare alla pubblicazione. Negli ultimi 5-6 anni con l'affermazione delle riviste specialistiche on-line prima, con il web 2.0 poi, il mondo della e-science ha aperto nuove strade per l'autopubblicazione dei lavori scientifici fai da te. In tutto il mondo sono nati archivi on-line per la pubblicazione dei lavori di ricerca in vari settori. Una vetrina grande come il mondo per esporre il proprio lavoro. Vien da se che se il lavoro è valido non c'è peer review che tenga, il lavoro è letto acquisito dalle "library" dei centri di ricerca e apprezzato. In fisica il più imponente degli archivi scientifici contemporanei è arXiv, un progetto attivo presso la Cornell University a Ithaca nello stato di New York. L'idea è grande tanto quanto l'imponenza di arXiv che ad oggi raccoglie 666.321 lavori tra matematica, fisica, informatica, biologia ed economia. Un archivio davvero imponente al quale fanno ormai riferimento tutti i maggiori centri di ricerca del mondo.

Attenzione però, l'ascesa di arXiv ha implicato una maggiore attenzione verso ciò che i ricercatori pubblicano. Mentre all'inizio dell'attività per pubblicare era sufficiente possedere dei requisiti di base o essere in qualche modo appoggiati da altri ricercatori già noti (endorsement) ora si sono create delle vere e proprie lobby e in certi ambiti è praticamente impossibile pubblicare se non si è più che appoggiati. Come se non bastasse, i moderatori sono diventati agguerriti, e se qualcosa non profuma più che di standard, il rischio di essere buttati fuori c'è e non poco.


Prorio come rivolta verso questi metodi a volte non troppo ortodossi, sono nati degli archivi pubblici liberi tra i quali uno dei più noti per l'aperta ribellione ai metodi di arXiv è viXra, (sigla bifronte di arXiv) dove la filosofia è "attento a non scrivere bufale perché nessuno ti legge ma scrivi pure quel che vuoi" e tutto nel più rigoroso standard scientifico. Se da una parte troppa severità non fa bene alla scienza, dall'altra troppa libertà non è nemmeno garanzia di serietà; quindi cari aspiranti scienziati, pubblicare non è semplice ma non deve nemmeno esserlo, altrimenti la frontiera tra scienza e fantascienza rischia di svanire.



La divulgazione scientifica

Fare divulgazione scientifica significa invece razionalizzare la conoscenza rendendola accessibile a tutti. Un lavoro decisamente non semplice. Per far questo non occorre essere né scienziati né giornalisti ma attenzione, chi vuol fare seriamente il mestiere del divulgatore deve assumersi la stessa enorme responsabilità che si assume un formatore ma non un informatore. Informare non implica formare. Prendiamo per esempio il caso di un articolo di informazione scientifica che tratti del processo di entanglement, ovvero, io ti informo che è stato scoperto un nuovo fenomeno fisico, per ora ancora inspiegabile per cui è possibile teletrasportare la materia ma non ti spiego né come funzione né quali sono i suoi limiti attuali. Tutto questo lascia sicuramente spazio alla fantasia ma non permette ad un lettore di farsi un'idea di quali sono i problemi sollevati dall'entanglement. Qualcuno potrebbe dire che è compito delle scuole e delle università spiegare il perché e se qualche lettore non ha la formazione di base adatta, come è possibile spiegargli dei processi che a volte nemmeno i fisici quantistici sono in grado di conoscere fino in fondo? Esiste una enorme differenza tra spiegare e formare. Si forma quando si riescono a creare i prerequisiti di base per poter costruire un ragionamento complesso, si spiega qualcosa quando la formazione di base è già acquisita.


Il divulgatore è questo che deve fare, formare, cioè dare ad un individuo i mezzi necessari perché questi sia in grado esprimere un giudizio autonomo su un dato argomento.

Superato questo enorme scoglio, sono fermamente convinto che un articolo divulgativo sia sempre in grado di crerare in un individuo le basi per un apprendimento profondo e duraturo indipendentemente dall'argomento. Pensate di poterci riuscire e volete provarci? Inviatemi un vostro pezzo sull'entanglement, vi daremo un giudizio e se ne ha i requisiti lo pubblicheremo.



lunedì 28 marzo 2011

Nucleare: Il Punto Di Vista E Le Paure Dei Ragazzi


- Prof...Ho paura della fusione nucleare!
- Fusione...che?
- Fusione nucleare, prof.!
- Ma dove ne hai sentito parlare?
- Domenica, 13 marzo ore 12:30, a Studio Aperto, in un servizio sul disastro in Giappone, hanno detto, prof, che si è innalzato il livello di pericolo per una fusione nucleare nelle centrali nucleari di Fukushima.
- Avrai capito male! Magari, parlavano di possibile fusione del nocciolo del reattore nucleare
!

Ho poi verificato. Il ragazzo aveva ragione!

Lo scambio di battute è avvenuto a scuola, il lunedì successivo, a proposito delle paure, indotte in piccoli e grandi dalle informazioni ricevute dai media, riguardo alla catastrofe dell'11 marzo 2011.

Eh sì, in tutto questo bailamme di informazioni propinate da mattina a sera, ci si dimentica che anche i bambini e i giovanissimi sono fruitori di informazione. Ma, a differenza dei grandi, i primi non hanno la possibilità di gestire, in autonomia e consapevolezza critica, l'informazione ricevuta.

Come capita non di rado, si è persa l'occasione di fare vera informazione, alimentando in particolare le paure degli strati più indifesi della popolazione.

Volete conoscere le paure dei miei alunni 11enni-12enni? Leggete bene!

- Io ho paura del nucleare perché può provocare morti, il cancro e soprattutto problemi ai bambini, che nascono. Però, ho dei dubbi su come lo scoppio di una centrale possa uccidere e come le radiazioni arrivino così lontano. (Letizia 2°B)

- No, non ho paura del nucleare, tanto siamo circondati da centrali nucleari. Ho paura di perdere la mia famiglia, se succedesse un'esplosione nucleare (alunno di 2°B).

- Sì, ho paura, a volte, perché tutte le persone (genitori...), ma anche telegiornali e altri mezzi di comunicazione dicono che il nucleare è pericoloso e c'è il rischio che si possa diffondere e provocare danni per la salute. (Chiara T. di 1°B).

- Sì, ho paura. Il mio babbo mi ha spiegato che con le radiazioni ci possiamo ammalare e i bimbi possono nascere con malformazioni. E anche perchè mi ha fatto paura tutto quello che hanno detto al TG. (Riccardo di 1° B)

- Io ho paura di morire, di perdere la famiglia e di rimanere da solo. Mi dispiace per la gente che è là! (Alessandro Z. di 1°B).

- Io non ho molta paura delle centrali nucleari perché se saranno costruite bene, a meno che non venga un terremoto come quello del Giappone, non dovrebbe succedere niente. Poi le centrali nucleari porteranno tanta energia, ma, se dovesse succedere qualcosa del genere in Italia, mi squaglierei dalla paura! (Alessandro R. di 1°B).

- Io ho paura delle centrali nucleari perché la nube si espanderebbe provocando malattie e anche morte, soprattutto sarebbe pericoloso per i bambini. Si dovrebbe girare con le mascherine...ci sono stati molti morti in Giappone e se fossi uno di loro non smetterei mai di urlare e avrei tantissima paura. Spero che gli uomini che stanno raffreddando il nocciolo riescano a tenerlo a bada! (Stefano P. di 1°B)

- Ho timore per il nucleare perché, anche se il controllo è molto, i fenomeni naturali non sappiamo ancora prevederli, ed essendoci zone sismiche anche in Italia e finché non accadrà non sapremo mai cosa causerebbe il disfunzionamento di una centrale nucleare, e soprattutto non sappiamo cosa accadrebbe se non fosse controllabile. (Simone, 1° B).

- Quando è successo questo caso dello tsunami in Giappone, all'inizio mi sono spaventata molto. Ma, poi, il Parlamento ha detto che in Italia le centrali nucleari sono più sicure di quelle del Giappone. Però la mia paura un po' è rimasta. Io mi preoccupo della nube nucleare che potrebbe raggiungere l'Europa! (Allegra di 1° B)

Ho riportato le paure dei ragazzi, scritte su dei foglietti di carta, senza toccare nemmeno un punto ed una virgola e lasciando le imprecisioni espressive, affinché emergesse la spontaneità del loro sentire. Ho raccolto più di 40 testimonianze, simili nel contenuto a queste pubblicate.

Intanto, ragazzi, la notizia diffusa da Studio Aperto è inesatta perché le 442 centrali nucleari, attive nel mondo (incluse quelle di Fukushima), sono a fissione, quindi niente fusione nucleare, che avviene spontaneamente nelle stelle e...nella bomba a fusione termonuclare incontrollata, nota come bomba H o "superbomba"!

Non esistono centrali a fusione nucleare operative, ma soltanto centrali sperimentali nell'ambito di progetti di ricerca.
Fra questi, "...il più ambizioso attualmente è il progetto internazionale ITER. Il progetto ITER punta a sviluppare un reattore sperimentale in grado di sostenere una reazione di fusione nucleare per diversi minuti. Il progetto ITER ha un budget di 10 miliardi di Euro e va sottolineato che non mira a produrre direttamente energia elettrica ma punta a dimostrare la capacità dell'impianto di sostenere una reazione nucleare controllata basata sulla fusione nucleare che produca più energia di quanta ne consumi."[fonte]

Affronteremo al più presto la differenza tra la fissione e la fusione nucleare e chiariremo, mi auguro, i comprensibili dubbi che avete (non solo voi) in proposito.

Concludo con due riflessioni simili, pur se diversamente articolate.

- Prof, ma invece di costruire centrali nucleari perché non si investe nelle energie alternative? Il sole lo abbiamo lì disponibile e la sua energia è alla portata di tutti, senza contare che è inesauribile!(Un alunno di 2°B)

- Bella infografica e molto carino anche il video.
Sicuramente un argomento attualissimo quello delle fonti di energia, viste le moltissime discussioni in corso soprattutto dopo lo spaventoso terremoto in Giappone e quello che è successo alle centrali nucleari.

Intanto il governo italiano si è preso un anno di tempo per "pensare".
Tendenzialmente io sono propenso per cercare di aumentare e potenziare le forme di energia rinnovabili (sole, vento...), ma per un semplice motivo: perchè sono rinnovabili.
Metto completamente da parte qualsiasi discorso sull'inquinamento, la pericolosità e tutti quegli aspetti negativi che una qualsiasi forma di produzione energetica possa avere (questi discorsi li lascio a chi è competente e sa farli).

Io faccio a me stesso una semplicissima domanda: "Non vorresti tu (Marco) una energia che non sia vincolata ad una materia prima destinata ad esaurirsi?"

Questo è secondo me il punto da cui partire per prendere decisioni e fare ricerca ed investimenti.

Perchè investire su qualcosa che comunque è destinato ad esaurirsi?
E sappiamo bene che, quando qualcosa è raro da trovare, i prezzi schizzano e magari ci scappano anche "piccole guerre" (pardon, azioni umanitarie).

Una volta decisa (e ci vuole poco per farlo) quale può considerarsi una forma di energia inesauribile, allora si fa ricerca, si fanno investimenti, si guarda alla sicurezza ed all'impatto ambientale, si cerca di renderla economicamente accessibile a tutti e via dicendo.
Non scarto nessuna ipotesi, ma mi aspetto che, chi deve decidere per noi, cerchi di convincermi con quattro semplici parole: INESAURIBILE, SICURA, NON INQUINANTE e PER TUTTI.

Non è possibile avere le quattro cose insieme? Beh, quello è comunque l'ordine delle mie priorità.

Quel PER TUTTI: superficiale utopia (la mia utopia)

Cara Annarita, tu mi stuzzichi...e io le sparo (grosse)
Un salutone
Marco

Il commento al post "Alternative Energy Revolution" è di Marco (quindici anni).

sabato 26 marzo 2011

Ritorna COSMO, su Rai 3

Il programma di divulgazione scientifica di Rai3 va in onda da domenica 27 marzo in seconda serata, e questa volta con un impronta "tutta al femminile".

Conduce infatti in studio Barbara Serra, giornalista italiana con 10 anni di esperienza nei network di news internazionali (BBC e Sky News) e ora conduttrice di Al Jazeera English, e tre inviate Silvia Bencivelli, Elisabetta Curzel, Alessandra Viola, per scoprire nel mondo le tracce del nostro prossimo futuro.

“Un programma di divulgazione scientifica in seconda serata non può limitarsi a illustrare, non basta fare Wikipedia. I canali digitali e satellitari già suppliscono a questa necessità. Su una rete pubblica c’è bisogno anche di porsi delle domande, di inserire un elemento critico. Per questo assieme a RaiTre abbiamo proposto la conduzione a una giornalista intelligente e puntuta come Barbara Serra. E con Simonetta Martone e gli altri autori e autrici abbiamo individuato come inviate tre giovani giornaliste scientifiche. E’ una redazione tutta giovane: conduttrice, inviate, regista, video-makers, autrici e autori; gli unici sopra la linea del fuoco dei 40 – abbondantemente- siamo Enrico Menduni e io”.

Così il produttore Gregorio Paolini descrive la sua creatura: COSMO, il programma di divulgazione scientifica che, ricorderete, aveva tentato di decollare su Rai 3 lo scorso settembre.

Foto: Barbara Serra, conduttrice del programma



SI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI?

Sarà la domanda che farà da collante tra i principali servizi della prima di 11 puntate: il programma riparte infatti con un servizio sul terremoto in Giappone. Pare che la troupe di Cosmo fosse in Giappone a filmare un documentario con gli scienziati che studiano i terremoti fino a pochi giorni prima del sisma e dello tsunami.

Nella puntata si ritorna anche a L’Aquila: Silvia Bencivelli ci mostrerà la faglia che scorre sotto la città, si farà spiegare dagli esperti dell’INGV perché il terremoto non sia stato possibile prevederlo.

Finalmente, in un programma di divulgazione scientifica, le discusse teorie contestate dalla comunità scientifica sostenute da Giuliani vengono poste al vaglio e spiegate dai geologi dell'Istituto.

Elisabetta Curzel fa l'inviata in California, sempre trattando di terremoti, questa volta il temuto “big one”, raccogliendo le preoccupazioni dei sismologi.

Luca De Biase, direttore di Nova - Il sole 24 ore, sarà ospite fisso in studio, con Antonio Piersanti, direttore della sezione di Sismologia dell’Istituto nazionale di geologia e Vulcanologia, Marco Cattaneo, direttore de “Le Scienze”, Titti Postiglione, responsabile della Sala operativa della Protezione civile e Alessandra Maramai, studiosa di tsunami per l’INGV.

Aspettiamoci nelle 11 settimane di vedere nelle prossime puntate temi di attualità molto dibattuti: omosessualità e scienza, bomba atomica, televisione, internet, privacy e spionaggio.

Sito Web: www.cosmo.rai.it
.

venerdì 25 marzo 2011

Outreach: chi era costui?

Un articolo pubblicato oggi sul blog di Paolo Amoroso dal titolo "Divulgare quando non si parla di scienza" mi ha fatto venire in mente una riflessione che pubblicai circa un anno fa a proposito di un'altra affermazione dello stesso Amoroso.
"I metodi e gli strumenti della divulgazione sono universali"

Ci sono esempi in cui le istituzioni (per esempio militari) sono molto abili a comunicare.
Si può imparare molto da certi esempi, se si ha l'umiltà di ascoltarli.


da un articolo del maggio 2010

Mentre a ComunicareFisica 2010 si è tanto discusso sul ruolo dei blog scientifici di fare outreach (termine caro all'INFN ma mutuato più dal mondo del marketing che della ricerca e adottato da Richard Henry Tizard per aumentare gli studenti iscritti a Cambridge) mi sembra doveroso ricordare ciò che scriveva Paolo Amoroso a proposito della libertà di comunicazione nel mondo scientifico.

[...] si discute sul ruolo nella comunicazione istituzionale della scienza, qui avevamo postato un video di un paio d'anni fa in cui Tommaso Dorigo, ricercatore del CERN, spiegava perché i ricercatori dovrebbero imparare a usare i blog.

I ricercatori italiani che hanno un blog vengono spesso guardati con diffidenza dai colleghi per questa loro "intraprendenza", nonostante la loro intenzione sia nobile: colmare il divario tra chi fa ricerca e il grande pubblico.

Scriveva Amoroso il 1 aprile 2009:
"Ho parlato con alcuni scienziati, tecnici e operatori di grandi progetti di ricerca che affidano loro macchine e tecnologie costosissime. Hanno espresso una frustrazione comune, e mi è sembrato di percepire opinioni simili da altri".

"Questi scienziati hanno una buona autonomia tecnica, ma vengono controllati e trattati come bambini nelle loro dichiarazioni pubbliche, che devono spesso essere approvate e concordate. Possono imparare a usare macchine complesse e indagare fenomeni naturali misteriosi, ma non sono ritenuti in grado di parlare autonomamente senza mettere in imbarazzo i propri istituti".

Nel mondo della ricerca c'è ancora la presunzione che giornalisti e lettori non si accorgano di questo gap. La torre d'avorio in cui spesso si trincerano le istituzioni non fa bene alla scienza e alla sua comunicazione/divulgazione.

Anche il pubblico, infatti, si sta accorgendo che non c'è veramente libertà di comunicare nel mondo scientifico. I dati scientifici non sono sempre messi a disposizione della comunità. Nonostante siano finanziati da fondi pubblici.
A questo proposito fece scalpore non molto tempo fa la decisione di una scienziata come Ilaria Capua di rendere pubblici i dati scientifici raccolti, in questo caso, sul virus H5N1 dell'influenza aviaria. Scatenando un dibattito internazionale nella comunità scientifica: "dove si traccia la linea fra quelli che possono essere considerati dati di un ricercatore o di un gruppo e quelli invece della comunità scientifica intera?"

Immagine apparsa sul blog di Nature


Da una parte c'è la comunicazione scientifica tra scienziati, dall'altra la divulgazione e promozione della scienza tra scienziati e pubblico.

Perfino ambienti più blindati come l'Esercito americano si dimostrano più aperti rispetto agli ambienti accademici.

O almeno questo è quello che viene percepito dal pubblico esterno.

Sempre un anno fa Amoroso pubblicava questo pezzo.

La US Air Force Public Affairs Agency ha pubblicato un video su come i militari dell'aeronautica americana usano i social media per tenersi informati e informare gli altri.

Questi ambienti militari, tradizionalmente vincolati alla riservatezza, hanno dunque fiducia che membri delle gerarchie inferiori non autorizzati possano parlare pubblicamente senza mettere in difficoltà la forza armata, anche in situazioni delicate come azioni operative e crisi internazionali.

L'aspetto più interessante del video seguente, è l'invito a tutto il personale a partecipare alla comunicazione perché può farlo meglio di altri e offrire il proprio punto di vista.

Siamo arrivati al punto che dobbiamo imparare dai militari come si fa comunicazione?








.

mercoledì 23 marzo 2011

Libero accesso alla ricerca, una ghiotta opportunità da Wiley

Quante volte vi è capitato di ricevere un regalo del tutto inatteso e al tempo stesso davvero interessante, come una chiave magica che solo per i vostri occhi, garantisce l'accesso ad uno scrigno ricolmo di preziosi documenti?

Wiley, anzi John Wiley & Sons, Inc. è una storica casa editrice statunitense molto nota, specializzata in testi di riferimento e pubblicazioni scientifiche di alto livello, suoi ad esempio sono i titoli diffusi anche in Italia sul tema "Something" ... For Dummies. Nata nel 1807 a New York, quando Charles Wiley aprì un una tipografia in Manhattan per pubblicare testi di legge e nei primi anni pubblicò lavori di letteratura. Adottò il nome attuale nel 1875 e aggiunse alcuni testi scientifici e tecnici al suo catalogo, fino a occupare oggi più di 3500 impiegati in tutto il mondo, e ricavare un fatturato di oltre un miliardo di dollari (nel 2007). In occasione dell'Anno Internazionale della Chimica, e per promuovere la cultura in chimica, sono stati rilasciati in open access numerosi titoli, per un periodo limitato, e sono state rese disponibili per un trial gratuito alcune tra le opere di riferimento sulla chimica più prestigiose del settore. Ecco una breve rassegna dei doni di Wiley, mi auguro che approfitterete come ho avidamente fatto anch'io!


Un compendio dei recenti progressi tra i più importanti nel settore della chimica analitica, ecco l'Encyclopedia of Analytical Chemistry che offre contributi di grande attualità da oltre 1.000 autori, 800 revisori e più di 40 curatori di sezione, 11 membri del consiglio editoriale, tra cui tre premi Nobel, e aggiornata quattro volte ogni anno, il tutto sotto la guida dell'Editor-in-Chief, il Dr. Robert A. Meyers. Solo fino al 31 marzo 2011, con la semplice registrazione è possibile effettuare un tour gratuito della risorsa.

A questo si aggiunge anche l'accesso a tempo determinato (sempre fino al 31 marzo), per l'Enciclopedia delle Scienze Forensi (Wiley Encyclopedia of Forensic Science) con oltre 440 articoli provenienti da più di 220 esperti collaboratori. Un riferimento definitivo e completo sui principali settori della ricerca impiegati dai professionisti coinvolti in tutti gli aspetti delle pratiche di medicina legale.


Per accedere a queste due opportunità, è necessario registrarsi gratuitamente sul sito di Wiley, quindi nelle opzioni del proprio profilo accedere al "Trial Access" inserendo i codici e seguendo le istruzioni fornite su questo link.


Se non vi è bastato, sappiate che ancora per qualche giorno è possibile visionare (e scaricare!) tutti gli articoli presenti negli ultimi numeri di una rosa di journal specializzatissimi della sezione di Chimica Analitica. Ecco un elenco dei titoli disponibili:

  • Angewandte Chemie

  • Biomedical Chromatography

  • Concepts in Magnetic Resonance

  • Contrast Media & Molecular Imaging

  • Drug Testing and Analysis

  • Electroanalysis

  • Electrophoresis

  • Journal of Chemometrics

  • Journal of Forensic Science

  • Journal of Mass Spectrometry

  • Journal of Microscopy

  • Journal of Raman Spectroscopy

  • Journal of Separation Science

  • Luminescence

  • Magnetic Resonance in Chemistry

  • Mass Spectrometry Reviews

  • NMR In Biomedicine

  • Phytochemical Analysis

  • Proteomics

  • Proteomics-Clinical Applications

  • Rapid Communications in Mass Spectrometry

  • Surface and Interface Analysis

  • X-Ray Spectrometry

Non credete ai vostri occhi? Allora non avete che da affrettarvi e accedere ai contenuti messi a disposizione da Wiley, a questo link.


Tanto per sottolineare l'importanza e la portata di queste pubblicazioni, ecco una parziale recensione del numero di Angewandte Chemie presente nell'allettante offerta di questi giorni.


Angewandte Chemie è una rivista specializzata peer reviewed tedesca che si occupa di tutti gli aspetti della Chimica, il suo fattore di impatto nel 2009 è stato di 11,829, il più alto IF raggiunto da un journal specialistico di chimica che pubblica ricerche originali. Angewandte in tedesco significa "chimica applicata", anche se questa traduzione ormai non è più applicabile, data la vastità di argomenti trattati.


Nel 2011 l'edizione internazionale in inglese è giunta al suo 50° numero, sulla copertina uno splendido GraphicTOC ci illustra come la luce ultravioletta fornisca l'energia necessaria per il trasporto in una certa direzione di una piccola molecola "passeggiatrice" lungo un percorso molecolare. L'immagine si riferisce alla descrizione di D. Leigh et al. di come diverse sequenze di stimoli possono indurre un'unità molecolare composta solo da 18 atomi con una struttura "bipede", a "camminare" prevalentemente verso l'una o l'altra estremità di un percorso prestabilito.


Fra gli editoriali, spiccano i "50 anni dell'edizione internazionale, più sostanza che apparenza" di Peter Gölitz e i "25 anni pieni di scoperte nella Chimica" di François Diederich, molto interessanti. Segue un'illuminante intervista a K. Peter C. Vollhardt, Professore di chimica alla University of California di Berkeley, California.


Le ricerche pubblicate in questo numero sono altrettanto esclusive. Reazioni autoalimentanti: le instabilità nell'interfaccia tra due fluidi causate da reazioni chimiche possono aumentare la superficie di contatto e migliorare il loro grado di miscelazione o dispersione, un lavoro di Bartosz A. Grzybowski.


Osmio e rutenio offrono un design radicale grazie ai complessi con proprietà da radicali metallici, una ricerca promettente a cura di Rinaldo Poli.


Oltre la nanotecnologia, le applicazioni delle nuove frontiere molecolari del carbonio con l'ossido di grafene come catalizzatore, di Jeffrey Pyun. Un processo chiamato "carbocatalisi", recentemente ha dimostrato la sua notevole capacità di sfruttare l'ossido di grafene per la catalisi ossidativa di una varietà di alcoli nelle corrispondenti aldeidi/chetoni, e non solo.


Il journal prosegue con una ricerca di John M. Thomas sull'eccezionale attività di un catalizzatore per la generazione di idrogeno dall'acqua, stabile, economico e particolarmente adatto a dispositivi come celle a combustibile funzionanti a bassa temperatura.


A Bond by Any Other Name di Gautam R. Desiraju tratta di una nuova definizione per il legame idrogeno. I legami idrogeno forti soddisfano tutte le attuali definizioni di questo fenomeno, ma dato che anche le interazioni più deboli a carico di un solo atomo di idrogeno fanno parte della famiglia, si rende necessaria una nuova rivisitazione teorica.


Tra i numerosi altri titolo che compongono la presente edizione, segnalo ancora qualche titolo, con argomenti che spaziano dalla Click Chemistry (come“Clicking” Polymers or Just Efficient Linking: What Is the Difference?), minireview sulle nanostrutture (Metal Nanocrystals with Highly Branched Morphologies), ammoniaca nelle sintesi organiche (Catalytic Organometallic Reactions of Ammonia), doppie sostituzioni "geminali" (Generation of Secondary, Tertiary, and Quaternary Centers by Geminal Disubstitution of Carbonyl Oxygens), sintesi dei dendrimeri (A Synthetic “Tour de Force”: Well-Defined Multivalent and Multimodal Dendritic Structures for Biomedical Applications) e ancora enzimi, proteine, frameworks metallorganici e molto, molto ancora.


Tutta questa grazia è disponibile per la consultazione e per il download, sul sito di Wiley online, e per accedere direttamente al numero recensito di Angewandte Chemie cliccate qui. Buone letture chimiche a tutti!!

Via Il chimico impertinente

Domande e Non-Risposte nella comunicazione scientifica interattiva


Avete mai notato come nella comunicazione scientifica interattiva accade che alle domande più semplici da parte del pubblico corrispondano spesso le risposte più complesse da parte dell’esperto?

O meglio: più la domanda appare semplice agli occhi di chi la pone (ma alle orecchie dello specialista risulta nel migliore dei casi un po’ naif), più la risposta tende ad essere una sorta di non-risposta, trasformandosi piuttosto in un vagone più o meno compresso di argomentazioni che hanno nel loro insieme la funzione, più che di soddisfare in modo puntuale una domanda spesso mal posta, quella di fornire all’interlocutore metodi e strumenti di ragionamento ed interpretazione fondamentali per consentirgli non soltanto di rispondere da solo al quesito posto, ma soprattutto per aiutarlo a “convincersi” che quella fornita sia proprio la risposta corretta.

Ma perché il lettore dovrebbe perdere il suo tempo e dissipare le sue reticenze per lasciarsi convincere di qualcosa?
Perché dovrebbe lasciarsi guidare per mano in un percorso lungo righe, spesso pagine, quando basta in molti casi cliccare sulrisultato successivo di un motore di ricerca per trovare qualcun altro che strilla a gran voce una risposta netta e decisa, ma non per questo più veritiera?

Mi sono trovato a rispondere più volte alla stessa persona, fra l’altro in possesso di qualche rudimento di chimica, a domande apparentemente del tutto diverse relative alla rimozione di certe macchie, alla diluizione di certi pigmenti o all’estrazione di taluni aromi… finché ho capito che se io come comunicatore e lui come interlocutore avessimo dedicato qualche minuto in più
per comprendere il concetto di affinità fra sostanze con polarità analoga, al riproporsi dell’ennesimo quesito analogo forse sarebbe riuscito a trovare autonomamente la risposta corretta. E soprattutto una risposta “ragionata”, non un semplice dato di fatto, aneddotico e un po’ mnemonico come sono molte delle risposte secche fornite da certe modalità di divulgazione scientifica… scusate l’espressione un po’ “usa-e-getta”.

Sono così arrivato alla conclusione che una buona e soprattutto responsabile divulgazione scientifica debba avere in sé stessa delle finalità almeno in parte formative.

Su questo argomento e sulle sue implicazioni anche “lato colleghi” Chimicare.org – la chimica per i non chimici - ha pubblicato un gruppo di articoli fra loro strettamente interconnessi. A chi volesse approfondire la lettura consiglio in particolare di iniziare con il primo di essi, che si apre proprio con l’incipit di questo intervento: “domande e non-risposte nella divulgazione di base in chimica”.

martedì 22 marzo 2011

The best of Science Writing on the Web

Da Michelle, studentessa al 2° anno in ecofisiologia, apprendiamo che è stato pubblicato The Open Laboratory 2010, una collezione di quanto di meglio sia uscito sui blog che parlano di scienza, ovviamente in lingua inglese.

E' disponibile sul portale Lulu, acquistabile in versione "libro vero" per 17,99 $.

In alternativa qui il formato PDF per $ 9.99, che potete scaricare immediatamente e che si può leggere sul vostro smart phone, e-book reader o PC.


Nell'edizione di quest'anno Jason G. Goldman (che è anche l'editor) ha selezionato 50 post di vari blog scientifici più 6 poesie e un cartoon.

Jason G. Goldman è dottorando presso il dipartimento di Psicologia dello sviluppo della University of Southern California.
Andrea Kuszewski, invece, psicoterapista e artista, ha progettato la copertina.


Ma se siete proprio curiosi e avete fretta di leggere i lavori dei blogger selezionati, andate alla pagina Announcing The Open Lab Finalists!

I miei preferiti?
E la seguente vignetta: "Così è come uno scienziato vede il mondo" di Abstruse Goose


giovedì 17 marzo 2011

L'alta divulgazione? Parla il linguaggio dei bambini

Sono i bambini le principali vittime dei terremoti, come quello che ha recentemente devastato il Giappone.
Perché? Sono i più indifesi. A differenza degli adulti, infatti, non hanno modo di capire, di informarsi autonomamente da fonti indipendenti: devono affidarsi alle parole degli "adulti" a loro più vicini.

Ecco che qui la "divulgazione scientifica" assume il suo aspetto più nobile, più onorevole: fare comprendere, anche ai più piccoli, che a tutto c'è rimedio, a non farsi prendere dallo sconforto ma a pensare che esiste sempre una soluzione razionale. E' da grandi esempi come questo che possiamo imparare molto.



La crisi nucleare di Fukushima, spiegata ai più piccoli. [Kazuhiko Hachiya via Laughing Squid e BoingBoing]

Piazza Statuto: per discutere il futuro dell'Università



Così si presenta www.piazzastatuto.it, pronto a ri-progettare gli Statuti della nostre Università.

Un sito "per favorire un dibattito aperto e trasparente sul futuro dell'università".

Il gioco di parole del nome di dominio incrocia un momento curioso: Piazza (dello) Statuto è la piazza torinese dove venne promulgato lo "Statuto albertino" che, con la fondazione del Regno d'Italia, divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita.

Ricorrenze storiche, i 150 anni dell'Unità di Italia, le Università che si trasformano e devono statuire che cosa vogliono essere.

Il sito è aperto a tutti i contributi e organizza il materiale mediante piccoli interventi che, ognuno dei portatori di interesse verso l'Università, verso tutte le Università di Italia, desidera apportare. O anche solo leggere. Perché siamo parte di tutto questo movimento o svolgimento.

Il sito ha una pagina Facebook, gli aggiornamenti si possono seguire su Twitter...

Gli autori invitato a "diffondere il messaggio" democratico come luogo di incontro tra chi ritieniamo interessato all'iniziativa

Buon 150esimo anniversario dell'Unità di Italia!



lunedì 14 marzo 2011

LA SCIENZA A DUE VELOCITA': CAMBIARE LE REGOLE DELLA DIVULGAZIONE E' OBBLIGATORIO










“Faster”: ritmi frenetici, evoluzioni sempre a velocità sostenuta, quello che oggi è nuovo domani potrebbe essere già vecchio. La rincorsa contro il tempo nell’ottenere, capire, dimostrare, pubblicare, cambiare, organizzare è parte del nostro tempo.

Ma chi è al centro di questa corsa frenetica al “miglioramento”?

La scienza naturalmente, perché senza ricerca non c’è progresso, non c’è sviluppo.
Il Sapere scientifico ha permesso di allargare gli orizzonti e ci ha portato ad essere il mondo moderno che ragiona in wireless, dove la medicina ci allunga le prospettive di vita, dove le risorse naturali vengono utilizzate per il benessere comune.

Ma se da un lato il Sapere scientifico ci ha permesso di modernizzare il mondo, la “Scienza” fatta di ricercatori, accademici, laboratori di ricerca sono ancora oggi legati a regole antiche e conservative.

Le pubblicazioni scientifiche devono essere prima riconosciute e autorizzate, e sicuramente le peer review sono necessarie per dare credibilità a una ricerca e ai suoi risultati, ma sono solo considerazioni e dialogo fra specialisti del settore. La divulgazione della scienza diventa così un modo per dialogare fra pari, per ottenere un finanziamento, per elogiare un lavoro di ricerca.

Ma questo non è far Capire e Conoscere la scienza, divulgare il Sapere scientifico per migliorare il nostro mondo, far capire a tutti l’importanza che la scienza ha ogni giorno in ciò che facciamo.

Comunicare la scienza vuol dire trasferire informazioni chiare e certe al grande pubblico rendendolo partecipe del progresso che la scienza sta apportando, in modo che tutta la società possa prendere decisioni più consapevoli sul suo futuro.

E per fare questo è necessario che i canali di comunicazione della scienza escano dal loro sistema esclusivamente accademico e si confrontino con i nuovi modi di comunicare, abbracciando tutti gli interlocutori che intervengono nel nostro tempo: Politica, Ambiente, Design, Business, Tecnologia, Teoria e molto alto ancora.

Ed è questo che Adam Bly si promuove di fare su SEED magazine, di cui è CEO e fondatore (leggi l'intero articolo).

Un nuovo esperimento di comunicazione, perché “abbiamo un mondo da esplorare e molte storie da raccontare”.

Scrittori, fotografi, corrispondenti, recensori da tutte le parti del mondo pronti a raccontare i cambiamenti del nostro mondo dove tutti sono invitati a partecipare, portando le proprie esperienze e le proprie idee.
La cultura e l’innovazione costante della scienza è la naturale ispirazione di questo progetto, per reinventare il modo di comunicare e seguire una nuova via di Comunicazione scientifica.

Per leggere e conoscere tutti gli argomenti di SEED magazine il link è il seguente: www.seedmagazine.com

Il sito di Seed Media Group: http://seedmediagroup.com


lunedì 7 marzo 2011

"I Giochi Matematici Di Fra' Luca Pacioli" | La Matematizzazione Della Conoscenza Nel Rinascimento


Giornalismo Scientifico si occupa degli strumenti, dei modi e degli stili di comunicare la scienza, intesa anche come conoscenza a 360° gradi.

Non può quindi non avere interesse per un libro che fa riferimento ad un antico manoscritto del 1478, prezioso documento per comprendere come veniva diffusa e comunicata la conoscenza in un contesto culturale così importante qual è stato il Rinascimento italiano.

Si tratta del libro "I giochi matematici di Fra' Luca Pacioli", scritto da Dario Bressanini e Silvia Toniato, la cui uscita è prevista per il 17 marzo.

"Il libro è la raccolta, tradotta e commentata, dei giochi matematici che Fra’ Luca Pacioli, figura fondamentale della matematica dei secoli XV-XVI, descrive in un manoscritto del Quattrocento sconosciuto al grande pubblico. Sono giochi antichi e attualissimi, sempre ricchi di fascino, soprattutto se si leggono nel volgare dell’epoca. Il libro solletica inoltre l’interesse del cultore di ricreazioni matematiche, descrivendo come si divertivano e come giocavano gli uomini alla fine del Medioevo."

Il manoscritto del Pacioli è il trattato detto "ad discipulos perusinos", risalente al 1478. L'opera di Bressanini e Toniato ha suscitato il mio interesse e così ho voluto saperne di più su come avveniva la matematizzazione del sapere nell' epoca rinascimentale, chiedendo agli autori di rilasciarmi una intervista, che riporto di seguito.

*****

Intervista a Dario Bressanini e Silvia Toniato


Domanda. Come è avvenuto l’incontro con Silvia Toniato?

Risposta. Alla fine del 2003 ho scritto per Le Scienze un articoletto sui numeri primi di Mersenne. Silvia Toniato, all’epoca dottoranda in Filologia all’Universita’ di Torino, ha scritto alla redazione pregandola di inoltrarmi un commento storico sui numeri di Mersenne. E cosi’ ci siamo messi in contatto.

Domanda. Perché Dario Bressanini si è interessato al manoscritto del 1478?

Risposta. Sono un appassionato di giochi matematici da sempre. Al liceo mi sono divorato i libri di Gardner e mi ricordo che andavo in biblioteca a Saronno per leggere le vecchie annate di Le Scienze con i vecchi articoli di giochi matematici di Martin Gardner. Ad un certo punto sono stato uno dei possibili candidati a scrivere la rubrica di giochi matematici sulla rivista. Poi per i casi della vita non l’ho fatto e ho iniziato quella di scienza in cucina. Ma sto divagando. Silvia mi ha detto che c’era un manoscritto inedito di Pacioli con un capitolo dedicato ai giochi matematici e mi ha chiesto se fossi interessato a lavorare su quel capitolo, facendo una analisi matematica dei giochi. “Chissa’, magari prima o poi riusciamo a trovare un editore che ce lo pubblica...”

Domanda. Quali sono i destinatari del libro in uscita il 17 marzo?

Risposta. Il libro è stato pensato fin dall’origine per essere diretto sia agli specialisti (storici della matematica, matematici, prestigiatori, giocologi, filologi, insegnanti) che ai semplici appassionati di giochi di matematica, di enigmistica e di giochi di prestigio. Nei testi specialistici solitamente si riporta solo la trascrizione dell’italiano volgare del tempo. Io ho chiesto esplicitamente a Silvia di rendere comprensibile i giochi anche ai non specialisti (me compreso!) perché tutti potessero divertirsi leggendoli e provando a risolverli.
È anche interessante apprendere, dal manoscritto, come ci si poteva divertire alla fine del '400, e uno studente di terza media è sicuramente in grado di capire la maggior parte dei commenti ai giochi.

Domanda. Ci sono una funzione e un obiettivo didattici nel libro scritto con la Toniato? Quali sono?

Risposta. Prima di tutto far capire che dietro a molti giochi divertenti (anche fra quelli più diffusi ancora oggi e apparentemente semplici come “indovino un numero che hai pensato”) può nascondersi la matematica; dare qualche strumento in più agli insegnanti per stregare i loro studenti con la matemagica. E poi far capire che lo studio degli antichi manoscritti è interessante e far conoscere al grande pubblico che esiste questa pratica.

Domanda. Perché i lettori dovrebbero acquistare il libro?

Risposta. Ci sono centinaia di libri in commercio che trattano di giochi matematici, ma spesso si tratta solo di raccolte senza nessun tipo di finalita’ che non sia quella di far passare qualche ora al lettore divertendolo con la matematica.
Anche il nostro libro può essere fruito in questa maniera, ma allo stesso tempo abbiamo voluto costruire una raccolta di giochi matematici un po’ fuori dal comune: si tratta di un lavoro scientifico e filologico rigoroso, che si prefigge l’obiettivo ambizioso di far uscire questo genere di studi dalla cerchia degli specialisti, per proporlo anche al pubblico degli appassionati.
Ci si può rendere conto, leggendo il libro, che tanti giochi praticati oggi hanno secoli di storia alle spalle e divertivano già i nostri antenati; per fare storia, matematica e filologia ad alto livello senza sentirne la fatica e scoprire un approccio diverso e divertente a queste discipline.

Domanda. Quanto tempo è costata la stesura del libro? Quando è iniziata?

Risposta. Il lavoro è iniziato a gennaio del 2004. Silvia trascriveva i giochi e li traduceva in italiano moderno, me li spediva per Email e io iniziavo a analizzarli e commentarli. Lavoravo solitamente la sera tardi, dopo che i bambini erano andati a dormire. Poi rispedivo indietro il file a Silvia che aggiungeva altri commenti e cosi’ via. Nel 2006 avevamo gia’ una versione semidefinitiva del libro (mancavano l’introduzione e il glossario). A quel punto abbiamo iniziato a cercare un editore ma senza successo. Nel caso migliore ci dicevano cortesemente che non erano interessati (solitamente senza neanche leggere il manoscritto). Nel caso peggiore neanche rispondevano. Passano gli anni e nel frattempo scrivo e pubblico i miei primi due libri (“OGM tra leggende e realtà” e “Pane e Bugie”). Nel 2010 mi scrive la casa editrice Dedalo chiedendomi se potevo fare l’introduzione ad un libro di scienza in cucina di Herve’ This che volevano pubblicare. Mi sono ricordato che a casa avevo vari libri di matematica ricreativa pubblicati da questa casa editrice, per cui ho chiesto se potevano essere interessati al nostro manoscritto di Pacioli. Lo hanno letto e gli è piaciuto. Ed eccoci qua.

Domanda. Quali gli spunti didattici da utilizzare a scuola, per un insegnante?

Risposta. Un docente di matematica può trovare spunti metodologici (scoprire che si può insegnare un particolare aspetto della matematica anche giocando; scoprire che anche i nostri antenati potevano avere idee valide sulla didattica - vedi altra risposta sulla didattica di Pacioli) che pratici (utilizzare questi giochi a lezione); lo scoprire poi che la matematica ha una storia, per molti studenti, dalle scuole medie al liceo all'università, è una piacevole sorpresa: il rendersi conto che le regole che vengono loro propinate in modo a volte dogmatico si sono costruite nel tempo, spesso attraverso percorsi tortuosi e qualche volta anche errati, rende ai loro occhi la matematica più "umana" e interessante.
Credo che il libro possa essere interessante anche per i docenti di lettere, per far capire agli studenti come parlavano le persone all’epoca. Silvia poi ha inserito molti commenti interessanti di tipo linguistico: sulla metrica di alcuni versi usati da Pacioli ad esempio. In più c’è un intero capitolo dedicato ai giochi di parole e dei giochi matematici in latino (con traduzione in italiano di Silvia) tratti da altre raccolte più antiche.

Domanda. Perché è ancora attuale un manoscritto del 1478 ai nostri giorni?

Risposta. Beh, la bellezza della matematica è immortale e resiste ai secoli. Insegnamo sostanzialmente ancora oggi gli elementi di Euclide ;-). E poi nelle altre risposte si trovano altre motivazioni.

Domanda. Perché il libro dovrebbe interessare dei lettori che non sono insegnanti?

Risposta. Come abbiamo scritto sopra, uno può anche comprarlo con le stesse motivazioni con cui si compra la Settimana Enigmistica, solo che qui si tratta di un fascicolo enigmistico di fine '400, un reperto prezioso! In più pero’, per chi è interessato, fornisce altre chiavi di lettura. Di molti giochi matematici (ad esempio quello degli 8 litri di vino da dividere in due parti avendo tre recipienti da 3, 5 e 8 litri) abbiamo ricostruito la storia, le varianti e le varie attestazioni, sia antiche che moderne. Non è solo un elenco di giochi.

Domanda. Nella Summa, si ha menzione di tre manuali di matematica composti prima dell’opera maggiore: 1) il trattato dedicato a “Ser Bartolomeo, Francesco e Paolo, fratelli Rompiasi” nel 1470; 2) l’opera scritta per i “gioveni de Peroscia”, completata nel 1478; 3) quella composta a Zara nel 1481 “de’ casi più sutili e forti”.
Dei tre trattati d’abaco citati da Pacioli ci è pervenuto soltanto quello scritto per gli allievi di Perugia, conservato nel codice Vaticano Urbinate 3129, che tu e Silvia Toniato avete tradotto e commentato. Vorresti riassumere brevemente perché il Pacioli scrisse il trattato per i giovani studenti di Perugia? Qual era il suo intento?

Risposta. A quanto ci dice Pacioli nel manoscritto, le autorità della città di Perugia lo hanno sollecitato a scrivere un libro di matematica per istruire i giovani perugini; da quanto possiamo capire osservando il modo in cui è fatto il codice, sembra abbastanza chiaro che si tratti di un manuale per insegnanti (redatto per essere poi ricopiato dai docenti interessati), nel quale si danno indicazioni su quali argomenti affrontare, sul come farlo e attraverso quali esercizi. I giochi matematici fanno parte del programma di insegnamento, perché, dice Pacioli, i giochi servono a fare breccia nelle menti più refrattarie all'apprendimento della matematica.

Domanda. Perché dovrebbe interessare noi, nel 2011?

Risposta. Oltre a tutti i motivi scritti sopra? Beh, ce ne sono altri:
- è uno dei due soli autografi rimastici di uno dei più grandi matematici del Rinascimento (ancora Bombelli si riferisce a Pacioli con molta più stima e rispetto di quanto non faccia citando Tartaglia)
- è un codice interessantissimo per la storia della matematica (vedi introduzione per dettagli);
- alcuni dei giochi che contiene sono attestati in questo codice per la prima volta;
- molti dei giochi che contiene sopravvivono ancora oggi, anche nel repertorio dei prestigiatori;
- la didattica di Pacioli è interessante, e potrebbe ancora essere un riferimento per i docenti di oggi: per esempio egli dice chiaramente che ciascuno studente ha una testa che funziona in modo diverso da quella degli altri, dunque occorre insegnare usando diversi linguaggi in modo che la spiegazione raggiunga tutti, e occorre insegnare diversi metodi di soluzione senza privilegiarne uno rispetto agli altri; dice anche che qualche esempio pratico insegna molto più che lunghi discorsi teorici;
- a volte è utile guardare al passato non come a ciò che è 'passato', ma come a un altro punto di vista sulle cose :-)

*****

Riprendo l'ultima affermazione di Dario Bressanini "...a volte è utile guardare al passato non come a ciò che è 'passato', ma come a un altro punto di vista sulle cose :-)" per sottolinearne la forte valenza anche ai fini della comunicazione scientifica.

Questa, infatti, deve essere vista come un processo in divenire, che accompagna la storia dell'uomo: conoscere i documenti del passato è importante, quindi, per comprendere cosa, come e quanto si è modificato nell'ambito della comunicazione in senso lato e in quello peculiare della comunicazione scientifca.


SCIENCEONLINE 2012: scienziati e blogger spiegano come si comunica la scienza



Blog e social network sono ormai diventati veri e propri strumenti portanti, utilizzati sia per la comunicazione tra pari che per la divulgazione scientifica: ne sono consapevoli i partecipanti al più importante convegno internazionale sulla comunicazione scientifica con il World Wide Web.

E' appena terminato uno dei più importanti convegni internazionali sulla comunicazione della scienza, ScienceOnline2011, e già si pensa alla prossima edizione: l'importante meeting annuale in cui si discute di scienza e di web.

Per chi volesse rivedere le sessioni dell'ultimo appuntamento di gennaio qui il link per accedere al materiale video.

Anche il prossimo ScienceOnline2012 ospiterà, dal 19 al 21 gennaio 2012 preso l'area Research Triangle della North Carolina, scienziati, studenti, educatori, medici, giornalisti, bibliotecari, blogger, programmatori e altri interessati al modo in cui il World Wide Web sta cambiando il modo con cui la scienza viene comunicata, insegnata e prodotta.

Come nelle edizioni precedenti, gli incontri si terranno secondo il noto stile 'non-conference' dei barcamp universitari - il programma è costruito qui in anticipo con l'aiuto dei partecipanti, e le sessioni sono progettate per favorire le conversazioni e discussioni piuttosto che un approccio tradizionale (lezione uno-molti).

Il sito ufficiale per la conferenza è scienceonline2012.com.

Qui il canale wiki dedicato all'evento che si terrà nel gennaio 2012.

L'evento si potrà seguire anche tramite Twitter - http://twitter.com/scio12

In Italia i barcamp a tema scientifico sono ancora pressoché sconosciuti, mentre negli Stati Uniti sono diffusi ormai da anni. Uno dei più importanti è il celebre Science Foo Camp, fondato dall'editore O'Really.

Il prossimo Science Foo Camp è previsto per il giorno 12 - 14, agosto 2011, presso il campus Googleplex, a Mountain View in California



giovedì 3 marzo 2011

Divulgare è una Questione di Coscienza. La "Scienza" con Carlo Bernardini

Carlo Bernardini, fisico di fama internazionale, dialoga con Nicla Vassallo sull’importanza di una divulgazione scientifica e culturale scevra da influenze dottrinali. Difendere il sapere è una Questione di Coscienza.

Di Nicola Giordanella

Carlo Bernardini, classe 1930, non può lasciare indifferenti: la sua lunga carriera non lo ha ancora messo al riparo dalla voglia di confrontarsi con la realtà, intendendola sia come fenomeno fisico sia come contesto culturale.




La sua passione per la fisica, infatti, nacque ben così, grazie alla passione di grandi scienziati autodidatti, che attraverso il loro prodigarsi per questa materia, compivano una formidabile opera divulgativa: la fisica come obiettivo, quindi, ma anche come strumento. Divenuto poi ricercatore ha lavorato con fisici come Giorgio Salvini, Bruno Touschek e Enrico Persico. Il loro lavoro culminò nella realizzazione dell'anello di accumulazione. Un tassello fondamentale per permettere la costruzione dei grandi laboratori moderni, come quello del CERN di Ginevra.

Carlo Bernardini è stato il protagonista della terza lezione magistrale del ciclo “Questioni di Coscienza” perché la divulgazione scientifica è una Questione di Coscienza: “Oggi è ancora più fondamentale difendere il sapere perché esiste una grande quantità di mistificazioni; sono troppe le scuole di pensiero distruttive, o dispersive, poco legate alle ipotesi sperimentali”.

Nel suo ultimo libro “Incubi diurni , essere scienziati e laici nonostante tutto” (Edizioni Laterza) il ricercatore affronta il problema delle invasioni di campo: ogni ingerenza dottrinale mette in pericolo la democrazia, perché attraverso di essa si chiede di seguire un “sapere”, inventato e/o strumentalizzato da qualcheduno, per esercitare il potere. Tutte le dottrine, secondo l’autore, laiche o religiose che siano, sono fatte ad arte per privare la parte intuitiva, l’invenzione, l’innovazione nei modi di vivere

Non investire in Conoscenza dunque, è privare del diritto civile di poter scegliere. “Bisogna però sapere distinguere tra imparare e capire: anche i bambini imparano, e molto più degli adulti, ma il capire fa la qualità Ho lavorato in ambito prescolare, nelle scuole dell’infanzia – sottolinea Bernardini - luoghi dove spesso i bambini possono attuare strategie induttive per capire e apprendere, secondo la teoria dell’Inferenza Fisiologica, come la chiamava Russell”; poi crescendo, spesso disimpariamo a capire, impariamo e basta.

Incalzato da Nicla Vassallo, il fisico pugliese non risparmia una stoccata ai “filosofi aristotelici”che spesso si schierano contro le avanguardie scientifiche per partito preso “semplicemente perché non conoscono a fondo la materia”. Il punto sta nel fatto che il pensiero scientifico si riconosce perché “anche le piccole scoperte hanno la proprietà di essere generalizzabili, mentre la dottrina, taglia la domanda”, non ammette errori, diversioni.

Il peggiore incubo diurno di Bernardini: “Buttare nei cassonetti i giovani. Dobbiamo aiutarli a ribellarsi – conclude – perché personalmente credo di non aver mai visto un livello così basso di sapere”. Riflessione amara: dal 1930 ad oggi in Italia, qualche cosa è successo…

Genova, 3 marzo 2011



mercoledì 2 marzo 2011

Comunicare La Scienza: Alcune Considerazioni...

La comunicazione, in generale, è un processo non semplice. Nella sua etimologia è contenuto anche il suo significato più squisito, che non coincide con quello semplicistico di trasmettere informazioni, ma è un'attività che mira a rendere partecipi i destinatari e a mettere in comune un messaggio.

Dal punto di vista professionale, la comunicazione interessa diverse attività: dal giornalismo, al marketing, all'editoria, e altro ancora.

Se poi ci riferiamo alla comunicazione scientifica, ahi ahi, la questione diventa alquanto complessa e delicata.

Mi trovo coinvolta a "comunicare di scienza" sia come docente di materie scientifiche, da sempre, che come conduttrice di un blog didattico/scientifico (Scientificando), da quasi quattro anni, che come collaboratrice della rivista "Scuola e Didattica", da circa dieci.

Diciamo, pertanto, che sono chiamata a comunicare la scienza in tre ambiti diversi: didattico, bloggistico, e mediante i moderni torchi gutemberghiani ovvero su carta stampata.

In questo post, mi interessa affrontare i primi due ambiti. A tal fine propongo su "Giornalismo scientifico" un articolo dell'aprile scorso giusto per stimolare una riflessione, e mi auguro una discussione, con i lettori.


**********




Cari ragazzi e cari lettori,

domani a ComunicareFisica 2010 si terrà, dalle 11.40 alle 13.40 circa, la tavola rotonda "IBlog: i blog dei ricercatori e insegnanti aiutano la comunicazione e la divulgazione scientifica?"

Avrei dovuto parteciparvi anch'io insieme agli altri blogger, che hanno presentato i loro blog nel corso delle giornate dedicate alla conferenza nazionale. Ma, per motivi di servizio scolastico, non mi è stato possibile, con rammmarico, essere presente. Mi dispiace perché qualcosa avrei avuto da dire.

Per tale motivo, pubblico qui il mio punto di vista che si è costruito nel tempo, sulla mia esperienza di insegnante - blogger e divulgatrice scientifica.

Potrei citare risultati di ricerche sul tema della comunicazione scientifica, ma non lo farò perché voglio contribuire al dibattito con risultati originali, quelli raggiunti da Scientificando.

La mia risposta al tema della tavola rotonda è positiva:"Sì: i blog possono essere dei validi strumenti per aiutare la comunicazione e la divulgazione scientifica!"

Affermo ciò, riferendomi all'esperienza di Scientificando, per evidenze fondate su:

1. dati qualitativi;

2. dati quantitativi;

3. riscontri in ambito di progetti scientifici, anche a carattere europeo.

In relazione al primo punto, invito i lettori a leggere alcuni commenti ad un post lasciati da giovani studenti (e non solo), miei e di altre realtà scolastiche
Ne riporto uno per tutti:

"ciao illustrissima professoressa, mi chiamo simone ligorio e sono residente del comune di grottaglie(taranto) frequento il liceo scientifico "GIUSEPPE MOSCATI"; frequento il biennio, precisamente la 2D. da quest'anno studio biologia e fin dall'inizio ho avuto una particolare passione per la biologia e mi creda che dopo aver visionato e navigato per l'intero sito sulla genetica e le leggi del caro Mendel, la mia passione per lo studio biologico è aumentata notevolmente. ieri ho eseguito un interrogazione sulla genetica e per ripetere un pò l'argomento, ho deciso di visitare questo tuo blog e dovrei ringraziarla notevolmente perchè grazie ad esso ho avuto 9. COMPLIMENTI E TANTA STIMA..."

In relazione al secondo punto, consideriamo il numero di accessi unici giornalieri che, da poche decine nel corso del primo anno di vita del blog (il blog ha quasi tre anni), sono diventati attualmente circa 2000/2500 unici giornalieri, con punte anche superiori a 3000!

Qualcosa significherà, non credete?

In relazione al terzo punto, Scientificando è stato di recente selezionato, nell'ambito del prestigioso progetto scientifico "Stella", per rappresentare l'Italia in Europa come esempio di best practice di blog scientifici. Le buone pratiche selezionate sono solo quattro, al momento, e tra queste c'è Scientificando.

Consultare i seguenti link e l'ebook Stella, diffuso in diverse nazioni europee, in cui è stato presentato anche Scientificando.

L'Ebook Stella Oggi In Uscita

Da STELLA Workshop

Scientificando Su STELLA

PROGETTO STELLA: Scientificando Nella Selezione Per L'Italia

Progetto STELLA: La Mia Intervista Alla Coordinatrice Su Scuola E Didattica

Workshop Nazionale Stella Al Convegno "Il Linguaggio della Ricerca 2009"

Qui il canale StellaScience su YouTube.


Questi dati non vogliono essere autocelebrativi, ma suscitare una riflessione sulle modalità di comunicare e divulgare la Scienza perché da tali modalità dipende il successo di un blog divulgativo scientifico.

Sulla base della ormai triennale esperienza di Scientificando, mi sentirei di affermare che una buona comunicazione e una buona divulgazione della Scienza si fondano su un mix equilibrato che consta di:

1. contenuti qualitativamente mirati al target che si vuole raggiungere;

2. uno stile comunicativo che risulti efficace nel trasmettere tali contenuti.

I contenuti non devono essere pensati per destinatari in possesso di competenze specialistiche perché la comunicazione in tal caso " sfonderebbe" con difficoltà, rimanendo confinata in un ambito ristretto.

Lo stile comunicativo deve essere rigoroso, ma chiaro, colloquiale, ed accessibile ad un pubblico vasto e trasversale, per puntare alla fidelizzazione di un'utenza vasta e composita.

Le domande che, infatti, ci si deve porre, se si vuole svolgere una comunicazione della Scienza, che risulti efficace, sono le seguenti:

"Perché la scienza risulta difficile da capire? Cosa si deve fare per essere efficaci comunicatori di argomenti scientifici?"

Provate a fornire delle risposte...

Consiglio un piccolo manuale, pensato per ricercatori, insegnanti e giornalisti che hanno il difficile ma anche stimolante compito di spiegare, divulgare, comunicare la scienza, e soprattutto farla comprendere.
Si tratta di:

Giovanni Carrada, Comunicare la scienza: kit di sopravvivenza per ricercatori, Milano, Sironi 2005.

Il testo è scaricabile qui mentre la traduzione inglese, Communicating Science, è disponibile sul sito della Commissione Europea.

Concludo con una considerazione che mi sorge spontanea. Fare didattica della scienza, comunicare e divulgare la Scienza, obbligano a porsi la seguente domanda: "Quale significato ha fare Scienza nel XXI° secolo?"

Sono convinta che la Scienza svolgerà, in questo secolo, un ruolo determinante per costruire una società della conoscenza in grado di migliorare la qualità della vita. Per tale ragione, comunicare correttamente la Scienza e favorirne la divulgazione è fondamentale affinché i giovani possano comprendere che il senso di responsabilità e l'impegno civile non sono disgiunti dal cammino della Scienza e delle sue applicazioni, come la vita dei grandi scienziati insegna.

Comunicare la Scienza diventa, quindi, determinante per raggiungere quanto prima affermato, soprattutto quando i destinatari sono in primis i giovani.

Sappiamo bene, infatti, che i giovani sono l'investimento principe per la Scienza e insieme il raccordo con l'eredità del passato.


*********

Questa l'esperienza risalente a circa un anno fa, in cui mi riferivo al succeso di un blog scientifico considerando tre elementi:

1. dati qualitativi;

2. dati quantitativi;

3. riscontri in ambito di progetti scientifici, anche a carattere europeo.

In relazione al terzo elemento, ovvero l'inclusione nell'ebook Stella, che mi interessa in particolar modo per l'aspetto didattico della comunicazione scientifica, devo porre in evidenza due cose:

1. l'essere stato selezionato Scientificando, come uno dei quattro progetti scientifici nazionali a rappresentare l'Italia in ambito europeo, non ha portato nessun tipo di riconoscimento da parte dell'Istituzione per cui lavoro, la Scuola;

2. gli alunni coinvolti nel progetto, all'epoca le mie tre classi (tre classi pure adesso perché Scientificando continua la sua attività di promozione della scienza presso i giovani), hanno maturato diverse competenze e soprattutto il gusto della Scienza.

Pensate che mediamente in una mia classe terza di 20/25 alunni, che devono accedere alla scelta dell'istituto superiore, oltre la metà scelgono materie scientifiche!

Non è un risultato da poco, considerata la situazione (a livello di performance negativa in ambito scientifico) dei quindicenni italiani nell'indagine internazionale Ocse-Pisa! Nel Rapporto nazionale OCSE-PISA 2009, pubblicato l'11 febbraio 2011 sul sito INVALSI, l’Italia si colloca significativamente al di sotto della media OCSE.

Non c'è da stare allegri...però la Scuola pensa bene di non valorizzare le buone pratiche scientifiche, che invece si distinguono in ambito europeo, ed anche altre meritevoli.