martedì 31 maggio 2011

Informarsi online: una indagine dimostra l'importanza della Rete

La società di ricerche Human Highway in collaborazione con Liquida, ha elaborato un'analisi completa sull'evoluzione dell’informazione online degli utenti internet italiani.

L’indagine rileva dei dati indubbiamente interessant.
Il primo che salta all’occhio è che la stampa e i media tradizionali rivestono ancora un ruolo fondamentale nella ricerca di informazioni ma è in Rete - attraverso motori di ricerca e siti di informazione specializzata - che l’utente cerca l’approfondimento.
Il secondo dato che può scatenare riflessioni è il ruolo dei social network: scelti dagli utenti come canale privilegiato per la condivisione e il passaparola, non ottengono l’effetto di farne un vero e proprio media, dove ricercare e approfondire tematiche di attualità.

Di seguito l'indagine completa.

lunedì 23 maggio 2011

Preparare, realizzare, scrivere l’Intervista

Regole fondamentali: come si prepara e come ci si comporta.

Ada Guglielmino giornalista professionista freelance, direttore di The Daily Bit ci racconta la sua esperienza di intervistatrice mettendo in luce i punti di forza di un’intervista senza dimenticare il lato pratico del lavoro giornalistico.

Che cosa è una intervista?
Sergio Lepri , già direttore dell’agenzia Ansa e docente di scuole di giornalismo, la definisce così:
“Un dialogo tra un giornalista e un interlocutore che lo ha accettato conoscendone gli scopi: rendere pubbliche le sue risposte”.

Secondo la giornalista e critica cinematografica recentemente scomparsa Lietta Tornabuoni:
“Si pongono domande a chi sa qualcosa più degli altri, a chi sa qualcosa di nuovo e di diverso, a chi è stato testimone di eventi cui gli altri non erano presenti. Attraverso le risposte, anche la comunità dei lettori viene informata”.

Il punto di partenza dell’intervista è la preparazione:
“La prima domanda da porsi è: quali sono le domande giuste le cui risposte interessano il nostro lettore? Ma non basta: perché dobbiamo conoscere il più possibile sulla persona che andiamo a intervistare.
Non si può arrivare impreparati, senza neppure sapere cosa ha fatto nella sua carriera.
Oggi, grazie ad Internet, le informazioni si trovano facilmente e in tempi brevi. Io cerco notizie, leggo altre interviste, cerco i filmati su YouTube, perché il video è in grado di mettere in evidenza anche gli aspetti umani, aiutandomi a personalizzare meglio le domande.
Spesso i filmati amatoriali possono svelare molto di un personaggio in situazioni più informali ”.

La preparazione comprende la cosiddetta scaletta, dove si decide quali saranno le domande da porre:
“La scaletta non deve essere rigida, ma un punto di partenza per un dialogo con la persona, partendo dalle domande più semplici e dirette per arrivare a quelle più provocatorie. La bravura del giornalista sta nel capire quando saltare una domanda e/o rivolgerne un’altra, in base a come vengono date le risposte o ai tempi concessi per l’intervista.
L’esperienza in questo caso gioca un ruolo importante. Nel mestiere di giornalista si impara molto anche dagli errori”.

Spesso per ottenere una intervista si deve contattare l’ufficio stampa o un portavoce, per esempio quando la persona riveste un ruolo istituzionale o è famoso.

“In questi casi può succedere che l’ufficio stampa fissi un tempo limite o che voglia vedere prima la scaletta delle domande. In questo caso il mio consiglio è di selezionare le domande più importanti, ma nulla vieta durante l’incontro di porne altre se il tempo a disposizione lo consente. L’intervistato può sempre – è un suo diritto – rifiutare di rispondere.
L’importante è essere sempre professionali, ma anche flessibili e in grado di adattarsi alla circostanza”.

Cosa si fa dopo? Come si comincia?

Non dimentichiamo mai che la persona che stiamo intervistando ci sta concedendo il suo tempo e sta condividendo con noi i suoi saperi e le sue competenze, perciò le regole di buona educazione non devono mai essere dimenticate:
“ Lo so che può sembrare banale, ma in molte occasioni ho visto dei colleghi fare delle figuracce. Presentarsi e qualificarsi è il punto di partenza. In questo modo l’interlocutore saprà con chi sta parlando e sarà un buon inizio per ottenerne la fiducia”. Ascoltando le risposte bisogna saper cogliere anche la comunicazione non verbale, per capire la reazione dell’intervistato alle domande. “ Sta al giornalista saper creare un clima di complicità, e allo stesso modo saperne cogliere l’eventuale irritazione o la stanchezza”.
Dal punto di vista pratico, le domande “devono essere corte e facili, per quel che è possibile.
Non corriamo il rischio di fare a tutti i costi gli originali se non è il caso di esserlo. Seri e professionali, anche con un pizzico di leggerezza, ma solo se il contesto e l’argomento lo permettono”.

Terminata l’intervista, il materiale ottenuto dovrà essere trascritto e “confezionato”.
Spesso in questo caso è necessario un lavoro di traduzione dell’intervista:
“Consiglio di usare sempre il registratore. La sbobinatura dell’intervista è di solito un lavoro lungo e noioso, in cui bisogna trascrivere il parlato in uno scritto, snellendo i testi, riportando solo le cose più interessanti senza cambiare il significato”.

L’intervista potrà essere trascritta nella forma domanda-risposta o in forma discorsiva:
“In entrambi i casi si inizia con una breve introduzione su chi è l’intervistato e in quale occasione si svolge l’intervista.
Nella forma domanda-risposta si riportano in grassetto le domande e in corsivo le risposte, mentre nell’intervista discorsiva, si racconta l’intervista e i pezzi del parlato vengono virgolettati. Una regola non va dimenticata: nel testo usare sempre il Lei, anche se parlando con l’intervistato si è usato il tu”.
Di tutto il materiale raccolto solo una parte diventerà l’intervista pubblicata e in questa fase sarà importante ricordare eventuali richieste di off the records:
“L’intervistato si può rifiutare di rispondere alle nostre domande oppure ci può confidare qualcosa che poi non vuole che venga pubblicato. Questo, a mio parere, va rispettato”.

Una forma differente di intervista è quella che risulta da una conferenza stampa o da una intervista collettiva, dove i ruoli sono ben chiari, da un lato i giornalisti con le loro domande dall’altra il personaggio pronto a rispondere:
“La conferenza stampa è un’ottima occasione per avere il personaggio a disposizione. Ma bisogna saper anche cogliere l’opportunità del ‘dopo’. Se i tempi e l’occasione lo permettono, a volte fuori dall’ufficialità, quando il clima è rilassato, si possono approfondire alcuni aspetti o porre domande più specifiche”.



Quindi l’intervista richiede preparazione, struttura, professionalità, umanità ma anche un pizzico di fortuna.

Qualche trucco o consiglio pratico?
“Io giro sempre con registratore e taccuino. Il primo mi serve per riportare la terminologia corretta, tanto più importante quando l’argomento è scientifico o tecnologico, il secondo mi serve per annotarmi impressioni, emozioni, anche solo con parole-chiave.
Se la persona da intervistare è straniera e c’è una interprete a disposizione, a meno che non si conosca perfettamente la lingua, è meglio far lavorare l’interprete. Non solo si evitano errori, ma si guadagna tempo prezioso per prendere appunti e cambiare o formulare nuove domande. Evitiamo anche di dover dimostrare quanto siamo bravi e colti.
Siamo lì per porre domande e per ottenere delle risposte, non per fare promozione di noi stessi”.

Non sempre però è possibile trovarsi di fronte alla persona da intervistare. Si possono mandare le domande e ottenere le risposte via email?
“Io cerco di farlo solo quando tutte le altre strade non sono percorribili, perché è una scorciatoia in cui manca l’interazione tra le persone, che è il vero valore aggiunto di una intervista.
Si possono anticipare le domande, ma oggi con Skype si può parlare con una persona anche all’altro capo del mondo in video, magari facendo qualche sacrificio con i fusi orari… Invece l’email è utile per far rileggere l’intervista.
Lo ritengo un gesto di cortesia nei confronti della persona intervistata. E se abbiamo il contatto dell’ufficio stampa, è altrettanto apprezzato, soprattutto quando si scrive online, inviare il link all’ufficio stampa.
Così si viene inseriti nelle rassegne stampa, che è anche un modo per aumentare la nostra visibilità”.



Silvia Caruso, chimico farmaceutico, collabora con la testata Gravità Zero

venerdì 13 maggio 2011

Giornalismo su carta e sul Web: differenze e analogie


L’era dell’informazione digitale farà sparire la carta stampata? Il giornalista riesce ancora a comunicare?

Abbiamo rivolto queste domande ad Ada Guglielmino, direttore di TheDailyBit, giornalista professionista freelance.

Quali sono, secondo lei, le basi per una corretta comunicazione?
Sulla comunicazione sono stati scritti fiumi di inchiostro. Ma ci sono degli ingredienti di base che bisogna sempre tenere presente. Mi riferisco a:

  • EMITTENTE, nel senso di chi comunica e struttura un messaggio per condividerne il contenuto e la forma;
  • RICEVENTE, colui che deve decodificare, comprendere, interpretare e verificare il messaggio. Il ricevente è anche colui che raffronta e confronta il messaggio in base al proprio repertorio di conoscenze, sensibilità, contesto ideologico e quindi sottopone il messaggio a una operazione di “accettazione”, “modifica”, o “ripulsa” del messaggio stesso;
  • CANALE, il mezzo di propagazione che può essere fisiologico (voce, tono, parlato) o tecnologico (media e carta stampata);
  • CODICE, il complesso dei segni stabilito per convenzione. In parole semplici il modo in cui un messaggio viene trasmesso per essere compreso dal ricevente. I codici saranno diversi a seconda del canale di trasmissione, ma avranno sempre l’obiettivo di far comprendere il messaggio;

Oggi, nel mondo frenetico che ci circonda, la gente ha poco tempo da dedicare alla lettura.
Come si può fare per avvicinare il lettore alla stampa?
Gli studi dimostrano che un lettore che legge un articolo sulla carta stampata dedica dai 30 ai 90 secondi al pezzo, perciò se l’articolo non è interessante tende a spostarsi o si sposta immediatamente. Si stima che un lettore arrivi a leggere circa 300 parole prima di decidere se proseguire o meno. Per questo non si finisce mai di mettere in evidenza l’importanza del lead, dell’attacco dell’ articolo, che fa davvero la differenza. L’articolo deve iniziare in modo da catturare l’attenzione del lettore e stimolare la sua curiosità.

E questo vale anche per i giornali on-line?
Sul web cambia tutto, soprattutto per le modalità di lettura.
Una ricerca di Jacob Nielsen del 1999 ha dimostrato che il 94% degli utenti sul web legge solo i titoli, il 74% cerca ciò che gli interessa.
È molto interessante osservare come un occhio si sposta mentre si legge su internet (N.d.R.: come si vede in questo filmato).
Un articolo scritto sul web non ha problemi di spazio come imposto invece sulla carta stampata dall’impaginazione, per questo può essere anche più lungo e più ricco di immagini.
Ma proprio tenendo conto di quanto abbiamo detto, il mio consiglio è di non superare i 3000 caratteri quando si scrive una notizia. Ovviamente oggi anche sul web ci sono siti di approfondimento in cui questo limite si può superare.

Che differenze individua fra comunicare attraverso la carta e via web?
L’informazione della carta stampata è monodirezionale, cioè da chi ha scritto a chi legge, mentre sul web è bidirezionale, perché il lettore può intervenire con commenti, soprattutto con la nascita e lo sviluppo dei blog.
In entrambi i casi l’informazione è asincrona, la notizia viene pubblicata indipendentemente da quando il lettore la leggerà o si collegherà sul web.

Ma secondo lei un utente protagonista che può accedere liberamente al web , modificando i contenuti della notizia, non mette a rischio la credibilità della comunicazione?
In realtà l’utente non modifica direttamente la notizia, ma può intervenire per fornire precisazioni, commentare, criticare. Però chi scrive sul web deve ricordare che per molto tempo la notizia presente sul web è stata vista come “effimera” rispetto a quella della carta stampata. In realtà si confondeva l’opportunità di modificare o correggere con la permanenza e la disponibilità di un testo.
Questo perchè modificare una notizia sul web è sempre possibile anche dopo l’avvenuta pubblicazione, mentre non lo è per la carta stampata.
Oggi sappiamo che comunque la notizia sul web anche se viene archiviata e non pubblicata continua ad esistere e ad essere recuperabile per anni nei motori di ricerca attraverso la copia cache.
Per questo è importante, quando si scrive un articolo per il web, “contestualizzare” l’informazione, mettendo sempre la data (giorno/mese/anno) dell’articolo e, se possibile, fare dei riferimenti precisi anche nell’articolo, spiegando perché si stia affrontando quell’argomento in quel determinato momento.

Come si inizia a scrivere un articolo?
Scrivere un articolo e un po’ come mettere “un mattone dopo l’altro” per costruire un muro.
Si inizia dal fatto, dalla notizia per poi passare ai particolari e agli eventuali approfondimenti.
Per quanto riguarda la forma, prima di tutto la semplicità: scrivere in modo semplice, non banale né con “faciloneria” ma usando un linguaggio semplice e specifico.
E poi rapidità e brevità.
Nella carta stampata ci sono gli obblighi della “gabbia di impaginazione” che definiscono la lunghezza di un articolo (il numero di battute, lo spazio per le immagini, la lunghezza delle didascalie); nel web semplicità, brevità e rapidità sono importanti per ridurre i tempi di lettura.
La brevità riguarda anche la costruzione della frase: frasi brevi sono preferite a periodi troppo lunghi.
Bisogna riuscire a esporre il maggior numero di fatti con il minor numero di parole.

Ci può fare degli esempi di frasi brevi?
Per esempio è importante omettere le parole inutili.
Vediamo alcuni casi, che riprendo da un mio vecchio manuale, ma che rendono bene l’idea:
il nuovo progetto-pilota, se parliamo di “progetto” si sottintende che è nuovo pertanto è inutile scriverlo;
risultato finale, un risultato è già la conclusione di qualcosa pertanto finale non serve, a meno che si stia parlando di un evento sportivo in cui ci sono anche i risultati “parziali”;
di forma quadrata = quadrato o anche il settore della finanza = la finanza;
di colore rosso, rosso è già un colore.

Brevità e semplicità sono gli unici punti importanti della scrittura o ve ne sono altri?
Chiarezza, il linguaggio deve essere comprensibile.
Prima di scrivere dobbiamo conoscere il nostro lettore, perché questo ci permetterà di capire quale linguaggio sarà più adatto per comunicare con lui, se più divulgativo, più specifico.
Se scrivo per un giornale degli ingegneri posso usare dei termini tecnici. Se scrivo per un quotidiano il mio linguaggio dovrà essere comprensibile a un pubblico molto più ampio e con competenze diverse.
E in più dovremo scrivere con esattezza e coerenza sia per il contenuto, per le immagini che per la forma.

Cosa si intende per coerenza?
Bisogna raccontare la storia seguendo sempre un filo logico dando “identità ai propri contenuti” facendosi queste domande: “Quale tipo di informazione devo dare?”, “A chi mi rivolgo?”, “Che linguaggio devo usare?”. Solo in questo modo sarò in grado di individuare quale linguaggio usare e quale tipo di informazione devo trasmettere.

Ma allora secondo lei, in che modo si deve strutturare l’articolo per rispondere a tutte le esigenze del lettore?
Si parte da un buon titolo.
Il titolo dell’articolo è importante e non deve essere né troppo fantasioso né troppo lungo, soprattutto quando si scrive per il web, dove bisogna fare i conti anche con l’indicizzazione dei motori di ricerca.
Poi l’attacco di cui abbiamo già parlato e i paragrafi brevi.
Se poi il contenuto è molto tecnico e complesso o il testo è particolarmente lungo, consiglio di “spezzarlo” con dei titoletti che diano un’idea del contenuto.
Poi ci sono le regole generali, che valgono per tutti i testi scritti: curare la punteggiatura, dare il giusto significato a virgole, due punti, punto e virgola, tutti strumenti che danno il giusto ritmo al pezzo.

Cosa consiglia di evitare nella scrittura?
Evitare, ove possibile, le parole virgolettate nel testo perché vuol dire che quella parola forse non è la più adatta ed è meglio trovarne una più adeguata.
Non usare il tutto maiuscolo quando si scrive, nel mondo internet è come se il testo “urlasse” e per lo stesso motivo evitare di usare il grassetto in modo eccessivo, ma solo dove si vuole evidenziare una parola o una breve frase.

E infine qualche consiglio prima di pubblicare l’articolo?
Rileggere il pezzo a voce può aiutare a trovare errori di punteggiatura e di lunghezza del testo.
In generale consiglio di leggere il sito di Sergio Lepri.
Nella sezione didattica si possono approfondire molti degli argomenti di cui abbiamo parlato oggi e in più ci sono suggerimenti utili per un italiano corretto e per fugare i dubbi che non mancano mai quando si scrive.


lunedì 9 maggio 2011

2012? Sbagliato. E' il 2011

Se avete programmi per il mese di maggio, è opportuno rivederli, se non annullarli del tutto. Almeno, volendo stare a quanto ha dichiarato il sig. Harold Camping.

Harold è un arzillo signore nato nel 1921 ed attualmente presidente della Family Stations, un network a carattere religioso sito in California che raduna circa 150 stazioni radio e televisive sparse per gli Stati Uniti. Secondo la setta guidata da lui guidata, scordatevi la fine del mondo del 2012 ed altre date simili: il giorno del giudizio universale cadrà il prossimo 21 maggio di quest’anno; seguirà la fine del mondo, precisamente il 21 ottobre sempre di quest’anno (ma è proprio antipatico stò 2011!).

Attenzione, non crediate che date del genere saltino fuori dalla tasca; Harold studia la Bibbia da 70 anni e ormai è certo:le date sono queste. Ha potuto calcolarle perché nella Bibbia è nascosto (sempre secondo lui) un calendario che permette di calcolare il giorno del giudizio universale. Inoltre, la Bibbia rivelerebbe la teoria della predestinazione, cioè che Dio avrebbe deciso ancor prima dell’inizio del mondo chi si sarebbe salvato e chi no. Decisamente poco democratico, ma d’altronde, è indispensabile in questo campo una certa durezza; altrimenti, sai che casino tra politici, raccomandati e Vip.

Harold Camping

I calcoli effettuati non sono comunque un mistero; Camping si è basato sul ciclo delle festività ebraiche come sono descritte nell’antico testamento, il calendario lunare mensile (in cui un mese dura 29,53059 giorni) e il calendario gregoriano (un anno dura 365,2422 giorni). Ha inserito questi dati nella nostra epoca moderna, ne ha combinato i risultati con altre informazioni contenute nella Bibbia e ha ottenuto la data “esatta”. Al diavolo i soldi spesi per il film “2012” e tutti i libri stampati e venduti ai poveri creduloni del nostro pianeta: si fa marcia indietro e pazienza. E non fatevi prendere dal dubbio, visto che anni fa aveva annunciato come giorno del giudizio il 6 settembre 1994. Questo Universo dispettoso (o mondo, non si sa bene) non volendo onorare questa data mise in difficoltà Harold solo per pochi minuti: ammise con molta serietà di aver fatto alcuni errori matematici nei suoi calcoli, rimettendosi quindi al lavoro. Stavolta poi ci sono già stati i segni premonitori, come i corvi morti nell’Arkansas. Per non palare delle migliaia di pesci morti misteriosamente.

Anche se al più sprovveduto credulone una notizia del genere può solo far sorridere, la cosa non è poi del tutto irrilevante, almeno per le tasche ed i guadagni di molte persone. In America si stampano t-short con la scritta “21 maggio 2011″, si decorano le automobili con le scritte “Il ritorno di Cristo: 21 maggio 2011″, si inaugurano siti web; insomma ci si prepara al grande giorno.

Folklore? Grezza ignoranza camuffata da mistica scientificità? No. Solo businnes. Grandi affari d’oro per il sig. Camping e soci alle spalle di tantissime persone assetate di misticità. Ora ci aspettiamo qualche bel servizio di Vojager e compagni e qualche pseudo scritto (non possiamo chiamarlo libro perché sarebbe un’offesa ai veri scrittori) già in fase di viaggio per le stamperie. Peccato per Hollywood, ma non c’è proprio il tempo di tirar fuori un film per le sale cinematografiche. Sarà per la prossima fine del mondo.

Fortuna che le scuole stanno finendo e gli insegnanti non dovranno faticare ulteriormente per tranquillizzare i bambini e perdere preziose ore di lezioni per tacitare quest’ulteriore scempiaggine. Ma anche quando il problema non si pone: serve comunque l’alimentazione costante di un “vivaio” di menti giovani a cui nessuno spiegherà mai la differenza tra le cretinate e la scienza; in tal modo si potranno formare le nuove leve del futuro per l’astrologia, la magia e l’esoterismo religioso. Per carità, non sia mai che si resti a corto di materia prima: sarebbe un vero guaio.

Ah, a proposito: il sito di questo genio premonitore è questo:http://www.familyradio.com/index2.html, e guarda caso, a dispetto della fine dei tempi accetta ben volentieri donazioni in denaro. Evidentemente il sig. Camping pensa di poter scambiare la valuta ricevuta in questa misera Terra con buoni acquisto rivalutabili nel paradiso (o magari massaggi e saune rilassanti?).Aldo GaglianoTvSpace.it

martedì 3 maggio 2011

Comunicare la Scienza


Perché la scienza risulta, spesso, difficile da comprendere?
“Il nostro successo come comunicatori non dipende da quello che il messaggio fa al pubblico, ma cosa il pubblico fa con il nostro messaggio”.
Già, perché comunicare non significa solamente riferire: è piuttosto un modo di porsi di fronte a chi ascolta.

Leggendo il manuale “Comunicare la scienza-Kit di sopravvivenza per ricercatori” di Giovanni Carrada si scopre che non sempre il nostro entusiasmo di ricercatori e di persone di scienza coincide con l’interesse del lettore.

Ma allora come posso condividere il mio entusiasmo scientifico con la comunità?
Comunicando al suo livello, cercando di parlare in maniera semplice e avendo la pazienza di spiegare concetti difficili ad un pubblico che non sa ma vuole sapere.

“Qualunque sia il mezzo, il formato, lo scopo, il contenuto, comunicare la scienza al pubblico vuol dire saperla trasformare in una storia”.

È importante conoscere chi ci ascolta, mai dare nulla per scontato, mai pensare che noi siamo migliori del nostro lettore solo perché sappiamo di più.

Abbiamo affrontato un percorso di scienza che altri non hanno mai affrontato e condividere il nostro sapere con gli altri ci permetterà di avere un futuro migliore.

Provate a pensare se i grandi scienziati del passato si fossero limitati a dialogare esclusivamente fra loro? Per fortuna hanno trovato un modo per renderci partecipi delle loro scoperte.


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Giovanni Carrada
“Comunicare la scienza-Kit di sopravvivenza per ricercatori”
Sironi editore
Maggio 2005 - pag. 155