sabato 7 gennaio 2012

SCIENZA E GIORNALISMO: L'IMPORTANZA DEL GIUSTO LESSICO

di Silvia Caruso-Chimico Farmaceutico

Comunicare la scienza non è semplice.
Un lessico specifico, spesso accompagnato da equazione e sigle alfanumeriche, definizioni chimiche lunghissime oppure termini che derivano dal latino.
Anche i concetti sono spesso difficili da riassumere, poiché per spiegare il lavoro di anni non sempre bastano cinque minuti.
I tempi della scienza e della comunicazione non coincidono e la fretta di riportare una notizia può essere fonte di cattiva divulgazione.

“A volte bastano dieci minuti, il tempo di un caffè, per liberare la mente e trovare più facilmente gli errori” così commentava Ada Guglielmino durante un’intervista, consigliando di rileggere l’articolo prima di pubblicarlo, lasciando un piccolo intervallo di tempo - quando si può - tra la stesura e la rilettura.

Ma se un refuso si può giustificare come conseguenza della fretta, quello che non è giustificabile è la cattiva comunicazione data dall’utilizzo di metafore o termini usati in modo sbagliato.
Nel 2011 esemplari sono stati il comunicato stampa del “tunnel dei neutrini”, “Obama Bin Laden è morto”, la diffusione della falsa notizia della morte della deputata Gabrielle Giffords e molti altri che Craig Silverman, giornalista, scrittore e blogger ha riassunto nella sua classifica annuale.




In questa classifica si inserisce anche l’articolo di Daniela Lanni, giornalista di “La Stampa.it”.
Il 20.12.2011 in un articolo di cronaca relativo ad un inchiesta sulle caraffe filtranti scrive «[…]le brocche trasformano calcio e magnesio in sodio e potassio soprattutto nei primi litri di acqua erogata dopo l'installazione del nuovo filtro.»
Un comune lettore leggendo l’articolo, non immagina forse come siano fatti il calcio, il magnesio, il sodio e il potassio ma capisce il senso della parola TRASFORMARE.
Mentre se stesse leggendo un chimico capirebbe subito che c’è un errore.

Non è possibile trasformare calcio e magnesio in sodio e potassio e il messaggio che arriva è sbagliato. Si sta comunicando qualcosa che non esiste, al pari di “Obama Bin Laden” o del “tunnel dei neutrini”.
Come conseguenza di una cattiva informazione il lettore potrebbe pensare che una caraffa filtrante può trasformare gli elementi chimici e avere così effetti pericolosi per la sua salute.

Per chiarire il funzionamento di un filtro e le sue conseguenze sull’acqua abbiamo intervistato Franco Rosso, chimico e fondatore dell’Associazione Culturale Chimicare.

Può un filtro “trasformare” calcio e magnesio in sodio e potassio?
Ovviamente no, per fortuna i reattori nucleari non sono ancora entrati nelle nostre case!
Parlare di “trasformazione” di calcio e magnesio in sodio e potassio dimostra come la nostra attenzione da utenti sia concentrata solo sull’acqua, e non (come invece farebbe un chimico) sul sistema più in generale, ovvero sì sull’acqua, ma anche su cosa capita al filtro della caraffa. Se guardassimo solo il filtro, invece, assisteremo all’apparente fenomeno opposto, ovvero quello del sodio e del potassio inizialmente presenti nel filtro stesso fin dal giorno della sua produzione che gradualmente, di giorno in giorno, vengono “trasformati” in calcio e magnesio. E’ abbastanza intuitivo, mettendo a questo punto insieme cosa capita nell’acqua e cosa capita nel filtro, capire che nell’insieme quello al quale assistiamo è una sorta di scambio fra l’acqua ed il filtro, per l’appunto uno scambio di ioni.

Come funziona un filtro a scambio ionico?
In realtà già la domanda in sé stessa, se posta così, nasconde in sé il germe per una risposta fuorviante.
Una cartuccia per il trattamento dell’acqua mediante scambio ionico non può essere visto come una forma per quanto evoluta di filtrazione, bensì come un insieme di reazioni chimiche. Quello inserito nelle nostre caraffe da un punto di vista chimico più che un “filtro” può essere inteso come un piccolo reattore.
Dentro il filtro sono collocati piccoli granuli di un polimero, solitamente una resina molto simile al polistirolo, ricchi di funzioni acide facilmente dissociabili, solitamente gruppi sulfonici.

Queste presentano una cosiddetta “affinità”, ovvero una propensione a legare i cationi monovalenti, ovvero gli ioni positivi aventi una sola carica elettrica positiva per ciascun atomo, come il sodio ed il potassio, ma ancor più quelli con due cariche positive, come per l’appunto il calcio ed il magnesio. Il produttore del filtro, prima di metterlo in commercio, lo carica però di sodio e di potassio: in questo modo questi cationi saranno ceduti dal filtro all’acqua man mano che il calcio ed il magnesio in essa contenuta si fisseranno agli stessi punti della resina. Ovviamente quando tutti i siti di scambio cationico saranno stati sostituiti, la resina si troverà satura di calcio e di magnesio, impoverita del sodio e del potassio originali e non sarà pertanto più in grado di operare questa “magica trasformazione”.

Si può purificare l’acqua attraverso dei filtri?
Certamente, e qui parliamo di filtri veri e propri.
Esistono filtri per rimuovere i materiali indisciolti, come ad esempio i solidi in sospensione, che possono quindi contribuire alla chiarificazione delle acque eventualmente torbide, fino ad ottenere acque virtualmente sterili qualora si utilizzassero filtri con porosità inferiore agli 0.2 μm , ovvero con maglie più piccole della dimensione di un batterio.
Sistemi di filtrazione possono anche aiutare a rimuovere liquidi emulsionati come ad esempio quelli a base oleosa.
Ma quando parliamo di rimozione delle molecole in soluzione, ovvero completamente disciolte nell’acqua, le cose si complicano un po’ di più. Forse utilizzando materiali adsorbenti quali polimeri sintetici ad elevata superficie di contatto e ad elevata affinità con le molecole da rimuovere (es. molecole idrofobiche portatrici di odori sgradevoli o di colore), così come i ben noti carboni attivi, si potrebbe ancora parlare di “filtrazione”: il materiale attraverso il quale l’acqua passa “trattiene” le molecole aventi più affinità con esso rispetto che con l’acqua, e non cede null’altro in cambio nella stessa acqua. Ma nel caso dello “scambio” ionico, non si può proprio parlare di filtrazione.

Se l’acqua non è calcarea e non ha particolari inquinanti usare il filtro serve ?
Io personalmente non lo uso. Oltre ad esaurirsi, spesso senza che ci sia data la possibilità di accorgerci di quando, i filtri possono diventare ricettacolo di microrganismi e addirittura, in talune condizioni critiche, rischiano di “cedere” le sostanze sgradevoli o pericolose che hanno trattenuto.
Industrialmente i filtri sono sottoposti a drastici trattamenti di pulizia mediante aggressivi chimici proprio per pulirli e sanitizzarli, o in alternativa vengono cambiati molto spesso.
Come in molti altri settori, spesso chi deve vendere non dico che “si inventi” ma per lo meno contribuisce spesso ad alimentare degli allarmismi che hanno solo un fondo di ragione, allo scopo di poter promuovere la soluzione al problema stesso.

Attualmente non vi sono evidenze che le caraffe filtranti siano pericolose per la salute e mentre la magistratura sta cercando di chiarire la correttezza del messaggio pubblicitario che accompagna la vendita di questi prodotti, è giusto fare anche una corretta informazione giornalistica.
Dare le giuste indicazioni vuol dire anche attribuire il giusto significato alle parole, come sottolinea Marcello commentando la notizia su Disinformatico:


La perizia dice: "assorbono calcio e magnesio e li sostituiscono con potassio e sodio".
La giornalista ha scritto: "...queste brocche trasformano calcio e magnesio in sodio e potassio...".
Se avesse scritto: "Alessandro Manzoni, autore de "La Divina Commedia..."?
Se avesse scritto: "...in Tibet, nota catena montuosa dell' Argentina..."?
Se avesse scritto: "nel 1956, in piena seconda guerra mondiale..."?

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